La Corte Costituzionale ha definitivamente bocciato la legge Fini-Giovanardi, il provvedimento entrato in vigore nel 2006 che regolava il trattamento sanzionatorio in tema di sostanze stupefacenti, equiparando di fatto le droghe pesanti a quelle leggere. Con questa decisione storica si torna automaticamente alla legge Iervolino-Vassalli, la 162/1990, con il conseguente ripristino della distinzione tra droghe pesanti e droghe leggere. Un autentico terremoto che, oltre a intervenire a piedi uniti sulla questione già aperta della legalizzazione della cannabis, influisce direttamente anche sulla questione carceraria.

Sono infatti circa 10mila i detenuti, in attesa di giudizio e condannati in via definitiva, su cui la bocciatura della Fini-Giovanardi avrà un effetto diretto. Chi sta scontando una pena detentiva per reati legati allo spaccio di droghe leggere, per esempio, potrà chiede un incidente di esecuzione per la rideterminazione della pena; mentre su chi è ancora in custodia cautelare sarà il giudice di sorveglianza a valutare caso per caso. Come sottolinea Stefano Anastasia, presidente di “Società della Ragione” (onlus che si occupa dei diritti dei carcerati) che nei giorni scorsi ha lanciato un appello alla Consulta firmato da numerosi giuristi e operatori del settore, si tratta di una decisione “che fa storia rispetto alle politiche sulle droghe in Italia. Con questa pronuncia si chiude una fase storica che e’ quella della Fini-Giovanardi, delle scelte repressive degli ultimi 8 anni, attraverso le quali si e’ usata la legislazione sulle droghe per criminalizzare e controllare ampie fasce di popolazione, in particolare giovani e immigrati“.

Di segno diverso, com’era prevedibile, la reazione di chi quella legge aveva contribuito a scriverla, come il senatore Ncd Carlo Giovanardi: “Il ricollocare in tabelle diverse droghe leggere e pesanti è una scelta devastante, sia dal punto di vista scientifico che da quello del messaggio che si rivolge ai giovani. La Corte stessa si assuma le responsabilità delle conseguenze“.