La drammatica vicenda che ha visto coinvolto Fabiano Antoniani ha riportato al centro dell’attenzione mediatica il tema dell’eutanasia e della morte assistita. Al centro dell’attenzione mediatica, ma pure politica, con il dibattito che si è riacceso e con la volontà di realizzare una normativa su questa delicata materia: la legge sul fine vita approderà in Aula il prossimo 13 marzo.

Ci sarà così un posticipo di una settimana rispetto alla data inizialmente ipotizzata, prevista per il 6 marzo. Nonostante questo slittamento, negli ultimi tempi si è verificata un’accelerazione nel programma parlamentare, in cui sicuramente ha avuto un peso determinante la storia di Dj Fabo, il giovane tetraplegico italiano che ha scelto il suicidio assistito in una clinica della Svizzera.

Il testo della legge sul fine vita e sul biotestamento, stando a quanto dichiarato dalla relatrice Donata Lenzi del Partito Democratico, è rimasto inviariato rispetto a quello già noto. Il testo però non uscirà entro questa sera dalla commissione Affari sociali, ma è previsto in arrivo domani, visto che ancora bisogna aspettare i pareri in proposito da parte della commissione Bilancio e Giustizia.

Parole in favore di un’accelerazione sulla legge sul fine vita sono state espresse in maniera velata da Pietro Grasso. Nel corso di un suo incontro con gli studenti del progetto “Articolo 9 della Costituzione”, il presidente del Senato ha affermato che la ricerca scientitifica prosegue “con passi da gigante” e “non si tratta solo ed esclusivamente di dirimere questioni su cui si discute, ma soprattutto di disegnare un contesto culturale favorevole ad un dibattito che diventerà sempre più necessario”.

Pur non citando esplicitamente la legge sul fine vita, Pietro Grasso ha inoltre aggiunto: “Diventa quindi di giorno in giorno più urgente un confronto aperto e lontano dai clamori mediatici su come il nostro Paese possa e debba affrontare queste nuove realtà che, inevitabilmente, mettono in discussione le nostre coscienze e i nostri valori”.

A criticare lo slittamento di una settimana è Marco Cappato dei Radicali Italiani: “La legge sul biotestamento approderà in aula alla Camera il 13 marzo. Ieri mi era stato assicurato il 6. In 24 ore ci si è presi una settimana in più. In queste condizioni di mancanza di volontà politica, tutte queste scadenze sono scritte sulla sabbia. Si tratta di un nuovo, ennesimo rinvio. Siamo al quarto”, ma “in questa situazione di fine legislatura una settimana non è poco. Ogni giorno che si perde aumenta consistentemente il rischio di non arrivare alla fine dell’iter legislativo”.