A poco più di mese dall’uccisione della giraffa Marius, lo zoo di Copenhagen è nuovamente al centro delle furibonde proteste delle associazioni animaliste, dopo che è stata resa nota la notizia della soppressione di quattro leoni, tra cui due cuccioli. Secondo i responsabili dello zoo, l’uccisione degli animali era diventata necessaria a causa della prossima introduzione nella struttura di un nuovo leone maschio, il cui primo atto, per quella che è la “naturale struttura di comportamento dei branchi”, sarebbe stato quello di assalire i rivali anziani e ammazzarne i cuccioli, “troppo piccoli per difendersi da soli”. In mancanza di alternative – non è stato possibile ricollocare i leoni in altre strutture – l’eutanasia è stata l’unica via percorribile.

Insomma, a sentire i danesi, si è trattato soltanto della versione zoologica del ricambio del personale, con la sola differenza che in questo caso il taglio delle teste non si limita a essere una cruenta metafora.

Naturalmente, l’opinione della Protezione Animali è radicalmente diversa. Così Ilaria Ferri, direttore scientifico dell’Enpa: “Più che uno zoo, la struttura di Copenhagen sembra essere diventato un mattatoio. La prossima volta a quali animali toccherà? E a quale risibile pretesto ricorrerà lo zoo nel disperato tentativo di salvare la faccia di fronte all’opinione pubblica?

Parole a cui ha fatto seguito una reazione pratica: l’Enpa ha ufficialmente chiesto ai futuri candidati al Parlamento europeo di fermare la barbarie e di chiudere tutti gli zoo nel continente.