Si è aperta l’edizione 2014 della “Leopolda“, la grande convention dei seguaci di Matteo Renzi, allestita nella vecchia stazione ferroviaria di Firenze che porta questo nome. Ed è stato proprio il capo ad inaugurare la sfilata politica. A differenza delle edizioni passate (è la quinta), l’attuale è la prima in cui i renziani si presentano impugnando le leve del potere.

Il presidente del Consiglio è in piena guerra su più fronti: la Commissione europea filotedesca che continua a guardare l’Italia di traverso perché convinta (non del tutto a torto) che stia facendo poco per diminuire deficit e debito pubblico; la corrente più a sinistra del Partito democratico e i loro soci della Cgil (che oggi sfila a Roma), ostili alla riforma del lavoro e, soprattutto, al fatto di non potere più comandare a piacimento; il Parlamento, bloccato dalle maggioranze variabili di Renzi fino al punto della paralisi; l’apparato pubblico, ferocemente aggrappato ai privilegi che il premier promette di smantellare (finora solo a parole).

Per tutti questi motivi Renzi ha usato toni ancora più spavaldi del solito, nel suo intervento fiorentino del 24 ottobre: “Siamo partiti da zero, ci siamo presi il partito, siamo al governo del paese, stiamo facendo quello che volevamo, abbiamo smentito tutti. Ma non serve a niente se non smentiremo il luogo comune che l’Italia è irriformabile. Lo pensano a Bruxelles, a Roma, dietro l’angolo, sono dovunque. Ma io sono certo che ci riusciremo“.

Il leader del Governo e del partito ha ripercorso l’origine della sua ascesa politica: “La Leopolda del 2011 mi ha fatto capire che questo Paese era scalabile. So che questo termine creerà polemiche ma lo dico: per anni ci hanno raccontato che l’Italia era un paese chiuso, eppure giorno dopo giorno ci rendevamo conto che si potevano cambiare le cose sul serio, che l’Italia poteva essere presa, rivoltata e cambiata“.

La stoccata ai nemici, interni ed esterni: “Piaccia o non piaccia ai gufi, a noi è dato il compito di restituire all’Italia la possibilità di un futuro. E’ finito il tempo in cui una manifestazione blocca il governo e il paese. Leopolda è un’altra cosa: non si protesta ma si propone. So che la piazza e la protesta sindacale sono contro di me, ma non riusciranno a fermarmi“.

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