Un’altra lettera che il governo Renzi ha deciso di rendere pubblica. Il mittente questa volta è il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, ed i destinatari sono il vice presidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis e il Commissario agli affari monetari Pierre Moscovici.

Vale la pena di scriverne perché al di là del linguaggio sfumato proprio della diplomazia, il ministro evidenzia in modo chiaro il punto di vista italiano – e quello che l’Unione Europea chiede. Negli ultimi tre anni, “l’Italia ha ridotto il suo deficit strutturale di tre punti percentuali. Il surplus primario del Paese è al 2% del Pil, uno dei più alti dell’Eurozona e dell’Unione Europea”. Numeri che “testimoniano gli sforzi fatti dall’Italia sin dalla nascita dell’Unione monetaria”.

Roma ha sempre fatto i compiti a casa, ma nonostante tutto la dinamica del debito pubblico resta negativa. Questa dinamica dei conti non dipende dalla politica fiscale italiana. Le cause sono altre, come il contributo che l’Italia ha dato al salvataggio di altri paesi della zona Euro, o il pagamento dei debiti arretrati della Pubblica Amministrazione, e soprattutto ad un Pil in costante calo.

Il Pil nominale è la somma di crescita ed inflazione. Se questo secondo dato fosse stato ultimamente vicino all’obiettivo Bce del 2%, il debito italiano avrebbe già iniziato un percorso di riduzione. E martedì l’Unione Europea potrebbe chiedere nuovi sforzi – ovvero correzioni – all’Italia.

Queste correzioni, osserva il ministro, avrebbero solo la conseguenza di peggiorare la situazione dell’economia. Il ministro quindi per una volta mette le carte in tavola: se ci chiedete nuove correzioni, ci spingete verso un altro anno di recessione, visto poi che la prospettive per il 2015 sono di una ripresa “timida e fragile”. Vedremo gli sviluppi.

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