Dal divoratore è uscito il cibo, dal forte è uscito il dolce“. Recitava più o meno così l’indovinello che Sansone rivolse ai Filistei il giorno delle sue nozze, e che aveva la sua risposta nella carcassa del leone in cui le api avevano costruito il loro alveare ricco di miele. Volendo essere poetici, così potremmo descrivere ciò che è successo a Rescaldina, comune dell’alto milanese, dove un’osteria sequestrata alla criminalità organizzata, “La Tela”, è stata riconvertita in un locale in cui i ragazzi affetti da sindrome di Down vengono formati professionalmente e avviati ai mestieri della ristorazione.

Il locale è stato sequestrato alla n’drangheta l’11 luglio del 2006 e cinque anni più tardi, nel 2011, l’Agenzia nazionale per i sequestri lo passò al Comune di Rescaldina. Ristrutturato grazie ai 175mila euro di contributi Aler di Regione Lombardia, nel luglio del 2015 il ristorante è stato alla fine affidato, dopo regolare bando, alla cordata di associazioni guidate dalla cooperativa sociale “Arcadia”. Inaugurata il 5 dicembre 2015, “La Tela – Osteria Sociale del Buon Essere” è nata dall’iniziativa del progetto “Tutto il gusto della legalità” e della cooperazione di vari enti pubblici e privati – Comune di Rescaldina, le cooperative “Arcadia” e “Dire Fare Giocare”, l’associazione “La Libreria che non c’è”, Team Down, Slow Food e Ial di Legnano, l’Enaip di Busto Arsizio.

Al momento, nello staff dell’osteria ci sono anche due ragazze down, Noemi e Denise, ai servizi in sala e al banco. “Per ora è stata assunta in borsa lavoro di sei mesi solo Noemi, che ha 22 anni e fa un part time di 20 ore settimanali per venire incontro alle sue esigenze sportive (è una nuotatrice e ha vinto l’oro nei 50 farfalla ai campionati italiani di categoria), ma è in procinto di essere inserita nello staff anche Denise“. L’obiettivo è quello di fornire un luogo di formazione per i giovani e un’opportunità di lavoro ai ragazzi disabili. Ma non solo: come spiega Eunice Gordon, di Team Down, l’osteria vuole anche essere una sorta di vetrinaper far vedere a tutti cosa sanno fare i ragazzi Down“. Un modo, insomma, per dimostrare alle persone che anche chi è affetto da questo tipo di disabilità è perfettamente in grado di fornire un contributo effettivo alla società.