Otto attentatori suicidi si sono fatti saltare in aria in Libano, all’interno del villaggio cristiano di Qaa, nei pressi del confine con la Siria. Le esplosioni hanno provocato almeno 5 morti e numerosi feriti (al momento se ne contano 30).

L’attacco è avvenuto in due ondate, con la seconda che si è concentrata nella zona della Chiesa di San Elisa Melkiete, dove si stavano per svolgere i funerali dei morti della prima esplosione.

A preoccupare le autorità internazionali è il rischio che il conflitto siriano possa sconfinare in Libano portando con sé la guerra civili che si combatte da circa 5 anni. Per quanto il gruppo dello Stato Islamico sia il principale sospettato dell’attacco al momento non ci sono state rivendicazioni.

I portavoce dell’esercito libanese hanno dichiarato che Isis sarebbe intenzionata a sgomberare il villaggio, arrivando così a controllare Qaa, viatico per la costruzione di un corridoio che porti la guerra dei miliziani fino al Mar Mediterraneo.

I residente di Qaa – che in tutto ha una popolazione di circa 15mila persone, la maggior parte di fede cattolica greco-melchita – hanno organizzato varie squadre per proteggersi da attacchi del genere e fino a ora erano riusciti a evitare il peggio: nella zona vivono anche quasi 25mila rifugiati siriani.

Si tratta di uno dei tanti casi di accoglienza libanese nei confronti dei profughi provenienti della Siria: proprio per questo si teme che la strategia della tensione dell’Isis possa mettere fine alla politica della solidarietà mostrata dai libanesi in questi anni (che ha ospitato quasi 2 milioni di persone, pur avendo una popolazione di circa 4 milioni).