È la versione online del quotidiano spagnolo El Pais a denunciare il grave scandalo che si sarebbe verificato in Libano: alcuni membri del contingente italiano dei caschi blu dell’Unifil, la Forza di Interposizione in Libano delle Nazioni Unite, sarebbero infatti coinvolti in un traffico illecito di generi alimentari.

Ben due le indagini in corso sul caso, una dell’Onu e l’altra del ministero dell’economia locale. Sarebbero finiti sul mercato beni alimentari destinati ai soldati di stanza in Libano, e quindi non commerciabili in alcun modo: i prodotti sarebbero stati rintracciati varie volte in più supermercati della zona.

I responsabili del ministero e un portavoce dell’Unifil, Andrea Tenenti, hanno già confermato che vi sono inchieste in corso, ma non hanno voluto fornire ulteriori dettagli alla stampa. Tenenti ha però smentito che al momento esistano prove a favore della rivelazione del giornale spagnolo.

L’Italia però non sarebbe l’unica nazione coinvolta (1206 in tutto i soldati presenti su territorio libanese), in quanto anche membri del contingente ghanese, di circa 870 uomini, sarebbero stati coinvolti in modo massiccio. Altri tre battaglioni sarebbero coinvolti, anche se in misura minore, come hanno confermato le fonti di El Pais, ovvero lavoratori internazionali e locali dell’Unifil che hanno spiegato come il traffico vada avanti sin dal 2010.

Compito della Forza di Interposizione è quello di monitorare il processo di pace e la fine delle ostilità tra Israele e le forze di Hezbollah. La truffa coinvolgeva soldati e dipendenti dei magazzini in cui venivano stoccati i beni prima di essere distribuiti: le eccedenze del cibo trasportato rispetto a quello richiesto venivano riportate sui camion e poi vendute all’esterno.