Una doppia strage ha lasciato sul terreno decine di morti e centinaia di feriti in Libano. Due bombe sono esplose il 23 agosto, durante le ore della preghiera, a Tripoli (ha lo stesso nome della capitale libica, ma è la seconda città del Libano). Il primo ordigno è scoppiato vicino ad una moschea nel quartiere Zahiriye, nel centro della città, poco lontano dalla residenza del premier dimissionario Najib Mikati. Inoltre l’imam della moschea, Salem al Rafei, è un noto oppositore degli Hezbollah. Non è accertato se si trovasse nel luogo di culto al momento dell’esplosione. E’ invece confermato che il premier non era in casa.

Una seconda bomba, pochi minuti dopo, è esplosa vicino ad un’altra moschea, questa nel quartiere di Al Mina, nella zona del porto. Nelle vicinanze abita il capo della polizia, Ashraf Rifi.

Nel tardo pomeriggio la Croce rossa libanese ha tracciato un bilancio provvisorio di 42 morti e oltre 500 feriti, cresciuto col passare delle ore. Si tratta dell’attacco più sanguinario dalla fine della guerra civile, nel 1990.

Hezbollah ha condannato l’attentato. Un comunicato afferma che l’attacco è parte di “un progetto criminale che mira a seminare i semi della guerra civile tra i libanesi e a trascinarli in lotte interne settarie ed etniche“.

Qui sotto un video con le drammatiche immagini successive all’attentato.