Il califfato islamico dell’Isis fa nuove conquiste in Libia: dopo Derna tocca a Sirte. La formazione terroristica è arrivata a stabilire il suo quartier generale in un edificio nella zona centrale della città ed ha assunto il controllo di Radio Sirte.

La conferma arriverebbe da alcuni siti vicini ai jihadisti che hanno mostrato delle foto in cui appaiono degli uomini vestiti di nero negli studi radiofonici. Nelle prossime ore la città dovrebbe essere dichiarata parte del Califfato e la radio utilizzata per comunicare le nuove regole alla popolazione.

La città ospita anche altre formazioni fondamentaliste come Ansar al-Sharia o Fajr Lybia. Probabilmente l’Isis cercherà di inglobare queste due realtà, o almeno di renderle alleate per non dover combattere contemporaneamente su più fronti. L’avanzata dei fondamentalisti è resa possibile dalla situazione di anarchia in cui regna la Libia. In queste zone del paese è assente qualsiasi autorità di governo dai tempi della rivolta contro Muammar Gheddafi.

La situazione ha portato l’ambasciata italiana a Tripoli a reiterare il messaggio dato in occasione dell’attacco terrorista all’Hotel Corinthia. A causa “del progressivo deterioramento della situazione di sicurezza in Libia e degli scontri che stanno interessando il Paese“, si fa il “pressante invito ai connazionali a non recarsi in Libia e a quelli tuttora presenti a lasciare temporaneamente il paese“.

Per ora la Farnesina si è limitata a riportare questo messaggio sul proprio sito Viaggiare sicuri. Altri governi si stanno muovendo in modo molto più deciso. Il governo del Cairo ad esempio ha messo a punto un piano per evacuare i cittadini egiziani dalla Libia. Il presidente Abdul Fattah al-Sisi ha dichiarato sui media di regime che i suoi connazionali potranno lasciare il paese attraverso un ponte aereo. Dietro questa scelta così drastica ci sono gli annunci dei jihadisti: l’Isis avrebbe rapito da Sirte 21 egiziani copti tra il mese di dicembre e quello di gennaio. Per ora le uniche prove disponibili sono alcune foto in cui si vede un gruppo di prigionieri, vestiti con le tristemente note tute arancioni dei prigionieri di Guantanamo e dei decapitati dell’Isis, con le mani legate dietro la schiena mentre marciano in fila indiana guardati a vista da uomini vestiti di nero con le armi in pugno. Non si sa se sono autentiche e a quando risalgono.

Un paio di giorni fa, l’ex-primo ministro della Libia Ali Zeidan – vive in Europa da quando è stato sfiduciato dal parlamento l’anno passato – ha lanciato un allarme mentre rilasciava un’intervista al Times: l’intera fascia costiera del paese potrebbe cadere nelle mani del califfato islamico nel giro di un mese o due.