Le salme di Salvatore Failla e Fausto Piano sono arrivate a Roma Ciampino con un C-130 dell’Aeronautica militare verso mezzanotte e quaranta. Sul posto ovviamente c’erano i familiari dei due tecnici della Bonatti – che attendevano da lunedì in un albergo della capitale. Un quarto d’ora dopo l’atterraggio si è aperto il portellone che si trova nella parte posteriore del velivolo e sono scesi i feretri dei due tecnici.

I carri funebri si sono poi mossi lentamente verso la palazzina del 31° stormo - il luogo dove erano attesi dalle famiglie delle due vittime ed in cui si è svolto il rito religioso. Questa è la prima volta che si è svolto un rito di così lunga durata. All’una e mezza circa, i carri funebri si sono diretti verso Roma. Oggi, al policlinico Gemelli di Roma, i medici dell’Istituto di Medicina legale eseguiranno gli accertamenti autoptici sul corpo delle due vittime dopo l’autopsia eseguita a Tripoli.

Su questo punto si sono già espressi i medici legali Luisa Reggimenti e Orazio Cascio, consulenti per conto della famiglia Failla: ”Siamo in grado di intervenire dopo un’autopsia già eseguita, ma ora il nostro lavoro sarà più difficile“.  I due consulenti hanno espresso i propri dubbi sul fatto che i cadaveri siano stati lavati: “In questo modo si modificano i reperti, ad esempio si cancella l’eventuale presenza di polveri da sparo dai fori di entrata dei proiettili“. A quanto sembra sarebbero stati anche prelevati i proiettili che entrambi i cadaveri avevano in corpo.

Ieri sono arrivate anche le accuse della famiglia di Failla. In una conferenza stampa, la figlia Erica ha raccontato: “Mio padre era una persona buona. Non ci hanno aiutato a riportarlo a casa. Ci hanno detto di stare zitti, di non fare scalpore. Ci hanno detto di non rispondere alle domande dei rapitori. Dov’è lo Stato? Abbiamo fatto quello che ci hanno detto, ma non è servito a nulla“. La ventitreenne ha detto poi: “Ci è stato detto dai familiari di Piano che la Farnesina ha riferito loro che sono stati costretti a dargli i corpi per l’autopsia perché hanno puntato le armi alla testa dei rappresentanti italiani che sono attualmente in Libia“.

In questa occasione ha parlato anche la vedova Rosalba, che ha fatto ascoltare l’ultima telefonata del marito – la potete ascoltare nel video in fondo al post. Da quel giorno, “mi è stato detto di non prendere più il telefono, farlo squillare e non rispondere e informare chi dovevo informare comunque. Mentre nell’ultima telefonata di due mesi fa forse, io ho risposto perché avevo la tentazione di rispondere ma mi hanno staccato il telefono“.