È stato diffuso un identikit dell’uomo considerato il capo dei trafficanti di uomini che gestiscono i viaggi a bordo dei gommoni dalle coste della Libia. L’uomo è un etiope di nome Ermias Ghermay e a rivelare la sua identità è stata un’inchiesta realizzata dalla giornalista Alex Crawford.

La giornalista britannica di Sky News ha dichiarato di avere avuto come fonti il magistrato Geri Ferrara, membro della Dia di Palermo e componente del pool antiscafisti, oltre alla polizia italiana.

Quello di Ermias Ghermay è un nome già noto alla Dia di Palermo, così come alla polizia nostrana, visto che in passato era stato intercettato svariate volte. Le intercettazioni riguardavano conversazioni che l’etiope ha avuto con numerosi scafisti della Libia, tra i quali ci sono anche gli uomini arrestati nel luglio del 2014 con l’accusa di aver provocato la strade di migranti di Lampedusa del 2013.

Il lavoro sulle intercettazioni è però molto lungo e complesso, visto che sarebbero oltre 30 mila e richiedono l’impiego di numerosi interpreti. Secondo quanto riporta la giornalista Alex Crawford, la polizia italiana sta usando contro i trafficanti di esseri umani della Libia tecniche di investigazione che sono tipiche della battaglia contro la Mafia e i boss di Cosa nostra.

Tra le telefonate in cui è intercettato Ermias Ghermay, il presunto capo dei trafficanti di uomini della Libia, ve n’è anche una che riguarda il drammatico naufragio di Lampedusa del 2013. Nell’intercettazione, la giornalista di Sky News riporta che si sente l’etiope: “discutere del naufragio con uno dei suoi contatti in Sudan: i due ne parlano con disinvoltura come di un piccolo danno collaterale del loro traffico internazionale di uomini”. Ghermay dà “la colpa ai migranti di insistere sul voler attraversare il Mediterraneo in un momento giudicato da lui inopportuno”.

L’investigazione da parte di Geri Ferrara su Ermias Ghermay è durata 18 mesi. Purtroppo senza successo, visto che l’etiope può agire in maniera impunita, considerando come “al momento non c’e’ alcuna collaborazione da parte delle autorità libiche”.