Non si arresta l’ondata di sangue e terrore che sta scuotendo la Libia. L’Egitto ha deciso di vendicare l’uccisione dei ventuno copti che sono stati sgozzati dai militanti jihadisti dell’Isis (qui tutti i dettagli sulla notizia) procedendo a bombardare la Libia attraverso tre raid aerei. Questi ultimi hanno ovviamente causato sì l’uccisione di molti jihadisti ma anche di parecchi civili (fra cui anche donne e bambini).

Le violenze in Libia non si arresteranno molto facilmente però: è già stata diffusa, infatti, la notizia che in Libia sarebbero stati rapiti altri trentacinque egiziani. Si tratterebbe soprattutto di contadini che abitavano in zone controllate da Ansar Al-Sharia e dai militanti jihadisti dello Stato Islamico. La notizia sarebbe stata addirittura confermata da fonti ufficiali. Il governo egiziano sarebbero però riuscito a far liberare altri ventuno pescatori, bloccati dagli uomini di Fajr Libya (coalizione di milizie islamiche al potere a Tripoli e Misurata) con l’accusa di aver violato le acque territoriali.

Mentre l’escalation di sangue in Libia procede, diventa sempre più probabile l’ipotesi che si proceda con un intervento militare nordafricano attuato sotto l’egida dell’Organizzazione delle Nazioni Unite anche se la possibilità di un intervento armato è ancora in fase di discussione. Il Presidente russo Putin si è detto già pronto ad appoggiare l’intervento mentre Matteo Renzi sembra aver frenato in merito all’intervento militare.

Libia: l’intervento dell’Onu

Per sapere come vorrà intervenire la comunità internazionale bisognerà forse attendere la giornata di domani, quando si riunirà il Consiglio di Sicurezza dell’Organizzazione delle Nazioni Unite e verrà esaminato il testo per la risoluzione che si intenderà adottare. A richiedere l’intervento dell’Onu sono stati soprattutto il presidente dell’Egitto Abdel Fattah al-Sisi e il Presidente della Francia François Hollande: il governo egiziano, in particolar modo, avrebbe richiesto all’Organizzazione delle Nazioni Unite di intervenire in maniera decisiva per arrestare la progressione dell’Isis in Libia.