Gino Pollicardo e Filippo Calcagno, i due tecnici italiani rapiti lo scorso luglio in Libia, sono tornati sani e salvi in patria nella mattinata di domenica.

Dopo aver riabbracciato i famigliari ed essere stati accolti dalle autorità, è arrivato però il momento del racconto della loro terribile esperienza, che servirà anche a far luce sulla morte dei due colleghi Salvatore Failla e Fausto Piano.

La coppia di ex ostaggi, che si sono mostrati stravolti e provati dai lunghi mesi di prigionia, è stata portata nella caserma di Colle Salario: qui sono stati interrogati da Sergio Colaiocco, pm della Procura di Roma, in un colloquio che è durato circa sei ore.

Dalle prime rivelazioni sembra ormai chiaro come i rapitori dei quattro dipendenti della ditta Bonatti non siano riconducibili direttamente all’Isis, ma anzi potrebbe trattarsi di un gruppo di comuni criminali.

Due le prigioni in cui il gruppo è rimasto ostaggio, sempre collocate nella zona di Sabrata; due anche i carcerieri che si sarebbero dati il cambio, e tra questi una donna. Calcagno e Pollicardo hanno raccontato di aver dovuto subire abusi e privazioni, essendo stati colpiti più volte con calci e pugni e persino con il manico di un fucile.

Dure anche le condizioni di vita, essendo rimasti privi di cibo e acqua in alcuni periodi. Proprio in uno di questi intervalli – durante il quale è stato organizzato lo spostamento di Failla e Piano in una nuova prigione – i due non hanno più avuto notizie dai loro carcerieri, e hanno così deciso di rischiare tutto sfondando la porta del luogo in cui si trovavano, fuggendo dunque senza l’aiuto di terzi.

Pollicardo e Calcagno erano del tutto all’oscuro della sorte dei compagni, la cui notizia li ha duramente colpiti. I due infatti sono rimasti vittima di un assalto delle milizie libiche avvenuto proprio durante un trasferimento. Si attende il ritorno delle salme di Piano e Failla, ancora nelle mani delle autorità libiche che stanno predisponendo l’autopsia.

Nel frattempo si discute di un possibile intervento dell’Italia in Libia, per quanto il premier Matteo Renzi abbia smentito che ci sia in programma un’operazione militare presieduta dal nostro Paese. E anche il Ministro degli Esteri della Libia ha escluso l’ipotesi di un sostegno bellico dell’esterno.