La Libia chiede agli Stati Uniti di intervenire nella lotta contro l’Isis, bombardando Sirte. La richiesta è un evento alquanto raro, non capita spesso che un capo di Stato chieda a una forza straniera di bombardare una città della propria nazione, ma è quanto accaduto ieri sera da Tripoli. L’attuale capo del Governo libico Fayez Serraj ha riconosciuto di non avere le forze sufficienti a fronteggiare l’avanzata dei jihadisti e pertanto ha chiesto all’Onu un intervento. Ai raid potrebbe partecipare anche l’Italia.

La situazione dell’Isis in Libia

Attualmente l’Isis in Libia è confinato in un territorio di circa 4-5 chilometri quadrati, per lo più riguardanti la città di Sirte. Le offensive anti Isis nella zona sono molto difficili. I terroristi hanno piazzato mine intorno al proprio territorio e nei palazzi, hanno riempito di cecchini gli edifici e li ha dotati di giubbotti esplosivi. Decine di combattenti sono pronti a farsi saltare in aria qualora venissero catturati per mietere il maggior numero di vittime possibili. L’unico modo per stanarli sono i bombardamenti, ma le forze libiche non hanno i mezzi necessari.

Serraj ha precisato che nessun Paese straniero può intervenire militarmente senza l’autorizzazione del Governo libico. A causa della situazione eccezionale permetterà agli USA di sganciare bombe su Sirte. Nessun intervento di terra è stato autorizzato, gli unici militari di fanteria ammessi saranno libici.

L’intervento Onu-USA

Le forze americane hanno risposto all’appello e hanno subito cominciato i bombardamenti. Peter Crook, portavoce del Pentagono, ha affermato che i bombardamenti avvenuti questa notte sono “solo l’inizio” dell’operazione e colpiranno soltanto obiettivi selezionati. Al momento i primi obiettivi sono stati carri armati e altri mezzi appartenenti al Califfato. Secondo gli USA si sono già registrate “pesanti perdite” tra le fila dell’Isis. Non si sa ancora quanto potranno durare gli attacchi, alcuni giorni o forse settimane. Quel che è certo è che non si fermeranno finché le forze nemiche in Libia non saranno “prosciugate”. Secondo le stime libiche, gli uomini appartenenti al Daesh al momento dovrebbero essere circa 500, per gli americani un po’ meno di un migliaio.

Anche l’Italia potrebbe prendere parte all’operazione. Non trattandosi di operazioni di terra, non verranno dispiegati i nostri soldati, ma Renzi ha dichiarato che le basi di Sigonella e Aviano sono pronte per far alzare in volo i caccia. L’intervento partirà non appena il Governo di Tripoli avanzerà una richiesta ufficiale.

Valuteremo se ci saranno richieste, naturalmente se prenderemo decisioni ne informeremo il Parlamento. La cosa che gli italiani devono sapere è che si tratta di interventi mirati contro le posizioni di Daesh attorno a Sirte, città costiera diventata la roccaforte di Daesh in Libia. Credo sia un fatto molto positivo che gli americani abbiano deciso di intervenire

ha dichiarato questa mattina il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni.