Dopo la notizia dell’approvazione dell’utilizzo della base militare di Sigonella da parte degli Stati Uniti per far partire i droni impegnati nelle operazioni belliche in Libia, sembra ormai certo che l’Italia abbia fatto un passo ulteriore verso il suo coinvolgimento nella missione internazionale.

Anzi, secondo il Wall Street Journal, a Roma è già pronto un centro di coordinamento per le azioni che intraprenderà a breve la coalizione e l’Italia sarebbe intenzionata a mettersi a guida della stessa per quanto riguarda la pianificazione delle operazioni.

Tuttavia – sarebbe la condizione indispensabile posta dalle autorità italiane – prima di ogni coinvolgimento sarà necessaria la formazione di un governo di unità nazionale in Libia. Sia Matteo Renzi che il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni non hanno voluto smentire la notizia, ma non si sono neanche sbilanciati riguardo a un coinvolgimento diretto.

Intervistato dal Tg1, infatti, il Presidente del Consiglio ha affermato che “l’Italia è un Paese guida su questo dossier ma la priorità è formare un governo in Libia. Abbiamo rapporti molto solidi con gli Usa, sono i nostri principali alleati, e con loro condividiamo il giudizio che prima di una missione vadano fatti tutti i tentativi per formare un governo. Abbiamo visto cosa è accaduto quando i francesi e gli inglesi sono intervenuti senza un quadro di governo stabile“.

Un simile concetto è stato ripetuto anche da Gentiloni, che ha parlato di errore fatale nel caso l’intervento non sia effettuato con una prospettiva di intenti a medio e lungo raggio, alludendo proprio a una stabilità politica del Paese nordafricano. Rimane infatti in bilico la discussione intorno alla nascita di un governo di conciliazione presieduto da Fayex al Sarraj: l’ipotesi più probabile al momento è che nel Consiglio presidenziale siano presenti due vicepresidenti e due ministri di Stato con a fianco il ministro della Difesa.

Nel frattempo, per quanto non direttamente collegate alla futura operazione in Libia, sia la Germania che la Gran Bretagna hanno inviato alcuni contingenti in Tunisia per aiutare i soldati locali a controllare la frontiera con la Libia in funzione anti-Isis. A Bengasi invece si combatte ancora, nonostante si pensasse che in queste ore potesse essere annunciata la vittoria definitiva contro le forze jihadiste.