Gino Pollicardo e Filippo Calcagno, due degli italiani rapiti in Libia lo scorso luglio, sarebbero stati liberati e le loro condizioni di salute sarebbero buone. Il condizionale in questo è caso d’obbligo, dato che le notizie che arrivano da fonti locali di Sabrata devono ancora essere confermate in modo ufficiale dalle autorità italiane.

Tuttavia la notizia sarebbe ormai praticamente certa dopo l’attestazione della telefonate ricevute dal figlio di Pollicardo e dalla moglie Ema Orellana, che avrebbero confermato la liberazione dell’uomo. Inoltre l’agenzia Reuters ha appena ribattuto la notizia dandone conferma.

L’avvenuta liberazione sarebbe stata già riferita al Copasir – il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, come ha confermato lo stesso presidente Stefano Stucchi: “È arrivata la notizia anche a me, ma devo ancora confermarla con l’intelligence Avevamo sempre detto che l’importante era riportarli a casa vivi”.

Già ieri, quando si era verificato l’assalto al convoglio nel quale purtroppo sono morti gli altri due membri del quartetto di dipendenti della Bonatti – Fausto Piano e Salvatore Failla – Marco Minniti, sottosegretario con delega all’intelligence, che aveva confermato come Pollicardo e Calcagno fossero ancora in vita.

Entrambi tecnici con grande esperienza internazionale, Pollicardo ha 55 anni, due figli e vive a Fegina, in provincia di Spezia. Calcagno, 65 anni, è originario di Enna, e anch’egli ha due figlie, e in precedenza è stato dipendente di Eni.

Il media center di Sabrata ha da poco pubblicato un messaggio – trascritto sul foglio di un quaderno – attribuito proprio ai due dipendenti della Bonatti liberati. Questo il testo: “Io sono Gino Pollicardo e con il mio collega Filippo Calcagno oggi 5 marzo 2016 siamo liberi e stiamo discretamente fisicamente, ma psicologicamente devastati. Abbiamo bisogno di tornare urgentemente in Italia“.

Nel frattempo arrivano le prime indiscrezione sull’operazione che avrebbe portato alla liberazione degli ostaggi. Domenico Quirico, inviato de La Stampa, ha infatti dichiarato che potrebbe trattarsi di “un’azione collegata a quella che ha portata purtroppo alla morte degli altri due italiani, dopo le confessioni della donna che era stata bloccata e che ha dato indicazioni sul posto dove era tenuti“, aggiungendo poi che venire a capo delle dinamiche libiche è molto difficile in questo momento, trattandosi di “un posto complicato“.