L’Onu e il suo Consiglio di Sicurezza all’unanimità hanno dato il loro appoggio ufficiale all’accordo raggiunto a Skhirat il 17 dicembre tra i due governi attualmente stabilitisi in Libia.

Com’è infatti noto, la situazione del Paese africano è precipitata a partire da 4 anni fa con la morte di Muammar Gheddafi e la fine del suo regime, dopo la quale sono iniziati combattimenti senza fine tra fazioni armate che si contendono il territorio e lo sfruttamento delle risorse petrolifere.

Da una parte troviamo il governo internazionalmente riconosciuto e dall’altra l’auto-dichiarato governo di Tripoli su base islamica. Nell’accordo di Skhirat i due gruppi politici hanno disposto di formare il tanto sponsorizzato governo di unità nazionale, un’iniziativa che potrebbe finalmente portare stabilità nel Paese, nel quale l’Isis ha già iniziato a far sentire la propria presenza.

A questo proposito, però, l’ambasciatore della Libia all’Onu, Ibrahim Dabbashi, ha dichiarato che le autorità dello Stato non hanno alcun progetto di richiesta di un intervento armato (presumibilmente raid aerei) da parte delle forze occidentali al fine di stanare i militanti dello Stato Islamico.

La risoluzione in questo senso non sarà decisiva in quanto i libici per ora sono intenzionati a fronteggiare il nemico con le proprie forze. La coalizione armata guidata dall’Italia alla quale partecipano Gran Bretagna, Francia e Stati Uniti, potrà procedere solo su esplicita richiesta della Libia, cosa che non dovrebbe avvenire prima della metà di gennaio del 2016.

Il nuovo governo di unità nazionale che si dovrà costituire entro 30 giorni, si verrà a installare a Tripoli e sarà formato da 17 membri, con a capo l’uomo d’affari Fayez el-Sarraj: il gruppo – di cui fanno parte anche i già designati tre vicepremier Ahmed Maetig, Fathi Majbri e Musa Koni, e i due ministri Omar Aswad e Mohamed Ammar – traghetterà la Libia per un periodo di due anni in attesa delle elezioni legislative.

Per arrivare alla capitale sarà però necessario un intervento armato, dato che al momento Tripoli è sotto il controllo di milizie di combattenti: sul territorio in effetti sarebbe già stata segnalata la presenza di forze speciali italiane che hanno lo missione di creare le premesse necessarie per portare a buon fine questa azione.