Per la prima volta da quando sono iniziate a circolare le voci il governo italiano ha ammesso che alcune truppe delle forze speciali sono impiegate sul territorio della Libia.

A confermare ciò un documento inviato al Copasir, il Comitato di controllo sui servizi segreti, dal Cofs, il Comando Interforze per le Operazioni delle Forze Speciali.

Nel testo si legge che si tratterebbe di una serie di operazioni già previste in seguito alla nuova normativa che permette al premier di avviare missioni all’estero con l’impiego di forze speciali poste sotto il comando dei servizi segreti, con tutte le forme di immunità che ne conseguono.

Resta però ancora da chiarire quali sia la funzione per la quale sono stati inviati soldati dell’esercito italiano – nello specifico quelli del 9° Reggimento “Col Moschin” del Gruppo Operativo Incursori del Comsubin, del 17° Stormo Incursori dell’Aeronautica Militare e del Gruppo di Intervento Speciale dei Carabinieri.

L’Ansa ha interpellato il generale Mohamed el Ghasri delle forze libiche di stanza a Sirte, il quale ha smentito il coinvolgimento di truppe italiane con compito di sminamento, per quanto si sia detto favorevole a forme di aiuto militare da parte dell’Italia.

Parrebbe invece che i soldati impegnati a Tripoli, Misurata e Bengasi siano impiegati per attività di addestramento e formazione, quindi verrebbe escluso un effettivo impegno bellico sul campo al fianco delle forze governative.

Inoltre la permanenza sul suolo libico – non si sa quanto e in che modalità a fianco della coalizione internazionale che sta combattendo l’Isis – dovrebbe essere limitata nel tempo e sempre a partire dalla basi italiane sul territorio.

Dal canto suo il presidente del Copasir Giacomo Stucchi definisce la notizia come del tutte inesatte e si rifiuta di commentare quanto sarebbe emerso in queste ore.