Si legge sia il cauto ottimismo di chi ha seguito la vicenda con attenzione che la preoccupazione per un orrore che ancora non ha fine nelle parole del generale Paolo Serra, consigliere militare della delegazione Onu in Libia.

Durante la sua audizione al Comitato Schengen Serra ha infatti affermato che il flusso migratorio proveniente dalla Libia può essere arrestato, a patto di fare degli investimenti concreti e di aiutare un Paese in ginocchio: “In Libia ci sono un milione di potenziali migranti. Aiutando il Paese a ricostruire il tessuto economico, agricolo ed industriale, queste persone non avranno più ragione di muoversi”.

I dati statistici d’altro canto parlano chiaro: l’economia del Paese, dipendente in modo massiccio dal petrolio, è stata messa in ginocchio dal calo dell’estrazione petrolifera a causa dell’instabilità politica e dei sabotaggi delle truppe dell’Isis: questa è scesa di un sesto nell’ultimo anno (da 1,8 milioni di barili al giorno a 300mila), cosa che ha generato un aumento di persone che decidono di tentare la sortita clandestina.

Serra parla poi di un vero e proprio effetto domino, dato che in precedenza i migranti dell’Africa sub-sahariana africani si fermavano in Libia proprio per la richiesta di manodopera ancora presente: “Prima questi flussi provenienti da altri Paesi africani si fermavano in Libia, dove trovavano lavoro come manodopera, visto che la maggioranza dei libici erano impiegati statali e vivevano dei proventi del petrolio.”

Gli aumenti delle migrazioni in questi ultimi tempi sono però da attribuire proprio all’insediamento del nuovo governo d’unità nazionale guidato da Fayez al Sarraj. Una volta ottenuto il potere sarà difficile oltrepassare la frontiera e quindi molte persone sono tentate di rischiare il tutto per tutto quando ancora è possibile: “ Senza un governo è impossibile far rispettare le leggi, i diritti umani e controllare le frontiere. Da qui lo sforzo dell’Italia e della comunità internazionale Con un governo in carica che riesce a controllare i propri confini sarà più difficile partire”.

Capitolo a parte quello dell’Isis, i cui membri partecipano attivamente alle migrazioni clandestine e al traffico di migranti. Secondo i calcoli dell’intelligence americana ci sarebbero quasi 6mila soldati dello Stato Islamico, ma per Serra è più cauto parlare di 3mila presenze. Il punto di maggiore concentrazione è la zona di Sirte, dove ormai la violenza è quotidiana, con esecuzioni in piazza costanti. Migliore invece la situazione di Derna, dove esiste una resistenza che si sta opponendo ai miliziani.