Dopo oltre un anno di contrattazioni il governo italiano ha dato il proprio consenso all’utilizzo della base militare siciliana di Sigonella come punto di decollo dei droni armati dell’esercito americano impegnati in operazioni belliche contro l’Isis in Libia e nell’Africa del Nord.

Matteo Renzi ha però tenuto a precisare che i veicoli che partiranno dal suolo italiano saranno impegnati solo in missioni con finalità difensive, quindi a protezione delle truppe statunitensi sbarcate da qualche tempo in Libia, dove lo Stato Islamico conterebbe più di 6mila combattenti.

E a ogni decollo dei droni verrà chiesta l’autorizzazione caso per caso, ha confermato il premier italiano durante un’intervista a Rtl 102.5: “Le autorizzazioni sono caso per caso. Se si tratta di fare iniziative contro dei terroristi c’è uno stretto rapporto tra noi, gli americani e gli altri alleati. E di conseguenza siamo in piena sintonia con i nostri partner internazionali. La priorità è sempre e comunque quella di una risposta diplomatica. Poi se ci sono delle evidenze che ci sono dei potenziali attentatori che si stanno preparando, l’Italia fa la sua parte con tutti gli altri“.

Secondo il Wall Street Journal, che per primo ha dato la notizia, la reticenza di Renzi ad assistere le operazioni militari in Libia deriva dalla paura dell’apertura di un nuovo fronte d’opposizione politica interna nel caso di un attacco con droni che porterebbe quasi inevitabilmente anche a morti di civili.

Nonostante la base militare di Sigonella sia da tempo utilizzata dagli USA per far partire droni, in passato si è trattato sempre di compiti di sorveglianza.

Decisivo per delimitare l’ampiezza del coinvolgimento italiano l’intervento del ministro degli Esteri Paolo Gentiloni che ha ricordato come l’appoggio fornite all’impegno antiterrorismo degli USA non sia da considerare “preludio a un intervento militare. L’assenso alle operazioni non sarà comunicato volta per volta al Parlamento ma sarà appannaggio del ministero della Difesa.