In una lama di luce avevamo lasciato Montalbano e Livia sconvolti per la fine di François, il protagonista del “Ladro di merendine”, il bambino che Livia avrebbe voluto adottare. Livia non si è mossa da Boccadasse e nelle lunghe telefonate con Salvo mostra tutta la sua prostrazione, ma in un’alba livida la telefonata di Fazio interrompe il sogno angoscioso di Montalbano per trascinarlo in una nuova indagine. Sono giorni di pioggia a Vigàta, quegli acquazzoni violenti e persistenti che non danno requie, fiumane d’acqua scatenata che travolgono case e terreni lasciando dietro di sé un mare di fango. È in una di queste giornate che un uomo, Giugiù Nicotra, viene trovato morto in un cantiere, mezzo nudo, colpito da un proiettile alle spalle. Aveva cercato scampo in una specie di galleria formata da grossi tubi per la costruzione di condotte d’acqua. L’indagine parte lenta e scivolosa, ma ben presto ogni indizio, ogni personaggio, conduce al mondo dei cantieri e degli appalti pubblici. Un mondo non meno viscido e fangoso della melma di cui ogni cantiere è ricoperto. Districandosi tra tutto quel fango nel quale «sguazzariano» costruttori, ditte, funzionari pubblici, una cosa Montalbano non riesce a togliersi dalla testa: che Nicotra, il morto, andando a morire dentro alla galleria, avesse voluto comunicare qualche cosa. «Lei poco fa ha detto una parola, piramide. E a me è tornato in mente… Sa che dentro alla piramide di Cheope nessuno per lungo tempo ci è potuto entrare perché non si riusciva a scoprire l’accesso? Poi qualcuno ha rotto gli indugi e ha praticato un foro nella parete, foro non autorizzato dai custodi della piramide. Ma così anche i custodi, che fino a quel momento erano stati costretti a starsene fuori, poterono penetrare all’interno».

Il commissario Montalbano sta attraversando un periodo difficile. La sua fidanzata Livia non riesce a riprendersi dalla scomparsa di François, il ragazzino che avrebbe voluto adottare. La tristezza e apatia della donna rendono lo stesso commissario di umore cupo, frenando lo slancio e la passione con cui di solito svolge il suo lavoro e agitando i suoi sonni con incubi inquietanti. Ma una nuova indagine necessita le sue attenzioni. Il cadavere di un uomo, Giugiù Nicotra, mezzo nudo, senza scarpe ma colpito alle spalle da un proiettile, è stato rinvenuto in un cantiere.

Le indagini vanno inizialmente a rilento, a causa di numerosi depistaggi, macchinazioni e false confessioni. Ma il commissario capisce subito di trovarsi di fronte ad un caso più complesso e delicato di quanto appaia, solamente la punta di un iceberg, che lo conduce nel mondo degli appalti pubblici e delle speculazioni edilizie. Gli indizi, messi insieme uno alla volta, conducono Montalbano e i suoi collaboratori a imprenditori collusi, funzionari corrotti e società di comodo. E come sempre fondamentale l’istinto del commissario, che comprende l’indizio lasciatogli dallo stesso uomo assassinato, che si rifugia nella galleria per attirare l’attenzione degli investigatori sul cantiere.

Ancora una volta Camilleri mescola realtà e finzione, traendo spunto da vicende sempre attuali per donarci un nuovo romanzo ricco di colpi di scena e spunti di riflessione.

A colpire in questo libro è il personaggio dello stesso Montalbano. Cupo e stranamente inquieto, privo del solito slancio e della passione che lo caratterizza, tuttavia anche in questo caso il commissario riesce a tenerci incollati alle pagine, apparendoci ancora più vero proprio perché tormentato, come un qualunque altro uomo, dalle proprie vicende personali.

Nonostante questo aspetto gli ingredienti tipici di Andrea Camilleri ci sono tutti. La vicenda è interessante, a maggior ragione per i molteplici seppur velati riferimenti alla realtà odierna. Le indagini si svolgono in maniera logica, permettendo al lettore di seguirne lo sviluppo e di sentirsi parte integrante della vicenda. La lettura è scorrevole .

Come sempre, accanto a Montalbano, gli inseparabili Catarella, Fazio e Augello, ma c’è un altro personaggio su cui s’incentrerà l’attenzione del lettore: è Giugiù Nicotra, l’uomo assassinato, ritrovato dentro una galleria con addosso solo una canottiera e gli slip, senza neppure le scarpe. Durante le indagini scopriremo che si tratta di un bel ragazzo di trent’anni, ragioniere, sposato con una ragazza tedesca, alto, con i capelli neri e una cicatrice a forma di mezzaluna sotto l’occhio sinistro. La sua morte aprirà le porte sul mondo della corruzione, degli appalti truccati, delle collusioni mafiose. E sarà proprio la sua scelta di andare a morire all’interno del cantiere a dare una significativa svolta alle indagini, grazie all’intuizione del commissario che comprenderà il messaggio insito in questa sua scelta.

Il romanzo è ambientato a Vigata, l’immaginaria cittadina siciliana di cui Camilleri si serve per narrare le vicende di Montalbano e numerose altre sue storie, questa volta però le descrizioni dei paesaggi non si concentrano sul mare e la spiaggia antistante la casa del commissario, bensì sulle nuvole fitte, sul contrasto tra luci e ombre e sul fango: mancano i colori nelle descrizioni dell’ambiente circostante e tutto assume un tono grigiastro. Il fango diventa parte integrante del paesaggio, non solamente quello dovuto alle piogge ma il fango della corruzione, delle mazzette, dei fondi neri, dei paradisi fiscali. Un colore che ben rispecchia l’umore del commissario, ma anche la situazione in cui versa il nostro paese: la piramide di fango è infatti metafora di ciò che la società diventa quando le coscienze tacciono.

Numerosi e scottanti sono i temi affrontati da Andrea Camilleri in questo romanzo. Traendo spunto dalla realtà, lo scrittore crea un’opera di fantasia in cui si può facilmente riconoscere uno spaccato della società in cui viviamo. Mentre le indagini procedono ci troviamo a leggere di temi come l’uso di materiale scadente nella costruzione degli edifici, di appalti truccati, di società di comodo, di complicità politiche. E ancora ci troviamo di fronte a numerose macchinazioni, false testimonianze e sotterfugi, per far passare un delitto di mafia per una questione d’onore. Lo scrittore punta l’attenzione su un’Italia alla deriva, dove il malcostume impera e le famiglie mafiose continuano a godere di un potere immenso.

Per fortuna, a ridarci speranza, ancora una volta il nostro commissario e i suoi fidati collaboratori, espressione di una fetta di Italia che ancora crede nella giustizia e non ha nessuna intenzione di tacere e di farsi sovrastare dalla piramide di fango.

L’AUTORE:

Scrittore, sceneggiatore e regista, Andrea Camilleri nasce a Porto Empedocle nel 1925. Dopo una breve esperienza in un collegio vescovile, studia al Liceo Classico di Agrigento. Nel 1944 s’iscrive alla facoltà di Lettere ma non consegue la laurea. Nel 1949 viene ammesso all’Accademia di arte drammatica Silvio D’amico, come unico allievo regista, e conclude gli studi nel 1952. Esordisce come scrittore nel 1978 con ”Il corso delle cose”. Nel 1980 pubblica ”Un filo di fumo”, primo romanzo ambientato nell’immaginaria cittadina siciliana di Vigata, a cavallo tra Ottocento e Novecento. Quest’opera gli regala il primo premio letterario della sua carriera. Dopo una pausa di dodici anni, nel 1992, riprende a scrivere, pubblicando per l’editore Sellerio ”La stagione della caccia”. Nel 1994 pubblica poi il primo romanzo che vede protagonista il commissario Montalbano, ”La forma dell’acqua”. Inizia così il suo grande successo, con romanzi che vendono più di 70.000 copie. Anche la serie televisiva tratta dai romanzi su Montalbano, interpretata da Luca Zingaretti, contribuisce ad accrescerne la fama.