Un buon investigatore deve essere capace di costruire una storia, immaginare che cosa è successo prima e dopo il crimine, come in un romanzo. Poi, costruita la storia, deve andare in cerca di ciò che la conferma e la contraddice. Così pensa il maresciallo dei carabinieri Pietro Fenoglio, piemontese trapiantato a Bari, che si trova a indagare su un omicidio dove tutto appare troppo chiaro fin dall’inizio. Non fosse che al principale sospettato, su cui si concentra ogni indizio, mancava qualsiasi movente per commettere il delitto. «Questa è la cosa più vicina a un poliziesco classico che abbia mai scritto» commenta l’autore a proposito di  “Una mutevole verità” (Einaudi, giugno 2014). E in effetti questa è la prima grande sorpresa in cui si imbatte il lettore che di Carofiglio si era fatto sostanzialmente l’immagine di uno scrittore di noir. Sarà stato forse il cambio di editore a stimolarlo in questa direzione, si era infatti già affacciato in casa Einaudi con “Cocaina”, libro scritto a 3 mani con Carlotto e De Cataldo, ma questa è la prima volta che l’autore (tradizionalmente pubblicato da Sellerio e poi Rizzoli) presenta un suo romanzo con la casa editrice torinese; fatto sta che davvero tanti sono gli aspetti che fanno propendere questo breve romanzo verso il poliziesco, inserendolo così nella tradizione classica di Sciascia e Scerbanenco, o a guardar più vicino, di Camilleri e Lucarelli. Ci lasciamo alle spalle l’avvocato Guido Guerrieri, a cui però Carofiglio sembra essere ancora legato (lo dimostra la presenza di un suo cameo nel libro) e conosciamo un nuovo malinconico personaggio: il maresciallo dei carabinieri Pietro Fenoglio, un piemontese trapiantato a Bari, un uomo che va oltre le apparenze, che non si fida di un caso che di primo acchito sembra semplice e risolto, vuole andare a fondo. Non è la prima volta che incontriamo un carabiniere come protagonista dei romanzi di Carofiglio, già ne “Il silenzio dell’onda” c’era un maresciallo italo messicano, ma questa volta la scelta del personaggio non sembra essere casuale visto che ricorre quest’anno il Bicentenario dei Carabinieri e l’edizione del libro è stata realizzata in collaborazione con l’Ente editoriale dell’Arma. Non a caso in “Una mutevole verità” vengono esaltate quelle caratteristiche che non dovrebbero mai mancare in un maresciallo dell’Arma: integrità, onestà nel dubitare persino della propria tesi, sguardo “obliquo” sulla realtà e sugli eventi, “nei secoli fedeli” alla ricerca della verità. L’ambientazione resta invece la stessa di tutti gli altri romanzi: la Bari tanto cara allo scrittore. Siamo alla fine degli anni Ottanta e Fenoglio si trova ad indagare su un omicidio dove tutto sembra chiaro sin dall’inizio e la soluzione pronta ad arrivare:  un uomo, dal trascorso torbido, viene ritrovato morto nella sua abitazione, colpito alla gola con un coltello. C’è però un testimone chiave, un’anziana vicina che ha visto un ragazzo correre via dall’appartamento della vittima e buttare qualcosa nel cassonetto della spazzatura per poi allontanarsi, in tutta fretta, in macchina. È un’indagine troppo facile per essere vera, Fenoglio sa che qualcosa non quadra ed è deciso ad andare fino in fondo, perché un buon investigatore non può sottrarsi alla ricerca della verità, anche se sarebbe meno faticoso accontentarsi della spiegazione più semplice. Il maresciallo intuisce un’incoerenza, un elemento dissonante. La dote di questo nuovo personaggio è proprio questa: andare alla ricerca delle discontinuità, delle note discordanti. Fenoglio percepisce quello che agli altri sfugge, le presenze o le assenze, come accade nel suo racconto preferito di Sherlock Holmes, Silver Blaze. Sarà proprio la ricerca costante dell’elemento discontinuo che consentirà a Fenoglio di affrontare un’indagine già incanalata nel suo binario e dimostrare quanto mutevole sia la verità. Per chi ha amato “Ragionevoli dubbi”, ma anche per chi non disdegna le altre produzioni letterarie di Carofiglio, dal memorabile “L’arte del dubbio”, alla magnifica graphic novel “Cacciatori nelle tenebre”, anche in questa ultima fatica letteraria dello scrittore barese avrà di che godere. L’AUTORE Gianrico Carofiglio, magistrato e scrittore italiano, nasce a Bari il 30 maggio del 1961. Uscito dalla magistratura, dopo una esperienza parlamentare si dedica a tempo pieno alla attività di scrittore. Il suo primo romanzo è “Testimone inconsapevole” edito da Sellerio nel 2002, dalle cui pagine nasce l’avvocato Guido Guerrieri, un personaggio particolarmente amato dal pubblico e dalla critica e protagonista di tre successivi romanzi: “Ad occhi chiusi”, “Ragionevoli dubbi” e “Le perfezioni provvisorie”. I suoi libri, con oltre quattro milioni di copie vendute in Italia, sono oggi tradotti in ventiquattro lingue.