«Se sei un uomo libero, allora sei pronto a metterti in cammino» scriveva Henry David Thoreau

Andare a piedi, saggio scritto dal docente universitario Frédéric Gros, si propone come un originale approfondimento sull’arte del camminare. Un libro dai molteplici approcci, ricco di curiosità, divertente e colto, l’autore infatti, oltre naturalmente che appassionato camminatore, è professore all’università di Parigi e una delle voci più originali della recente filosofia francese. Uscito in Francia nel 2009 e divenuto un sorprendente bestseller, Andare a piedi è attualmente in corso di pubblicazione in sei paesi. Non per niente il Financial Times l’ha annoverato tra i migliori libri dell’anno.

Camminare è sicuramente una delle azioni più comuni delle nostre vite. Ma Frédéric Gros, con un libro originale e delicato, ci fa riscoprire la bellezza e la profondità di questo semplice gesto e il senso di libertà, di crescita interiore e di scoperta che esso può riuscire a suscitare in ciascuno di noi. Attraverso la riflessione e il racconto magistrale delle vite di grandi camminatori del passato – da Nietzsche a Rousseau, da Proust a Gandhi che in questo modo hanno costruito e perfezionato i propri pensieri –, Andare a piedi propone un percorso ricco di curiosità, capace di far pensare e appassionare. Nella visione limpida ed entusiasta di Gros, camminare in città, in un viaggio, in pellegrinaggio o durante un’escursione, diventa un’esperienza universale che ci restituisce alla dimensione del tempo e ci consente di guardare dentro noi stessi. Perché camminare non è uno sport, ma l’opportunità di tornare a godere dell’intensità del cielo e della forza del paesaggio.

Camminare quindi, il gesto più ovvio e naturale del mondo, come mangiare e respirare, eppure Gros ci spiega come questo semplice atto nasconda molteplici significati e quanto possa influenzare la nostre vite. L’autore ce lo racconta con grande semplicità, rendendoci partecipi delle sue riflessioni personali, pensieri che si alternano a capitoli che ricostruiscono invece il rapporto con l’andare a piedi di celebri filosofi e letterati. Da Gandhi, che utilizzò le marce come strumento di ribellione non violenta, a Henri David Thoreau, padre della disobbedienza civile, che aveva elevato le ore di cammino quotidiano, immerso nella natura, a momento di contemplazione essenziale nella sua vita e ancora Kant; il poeta ribelle Rimbaud, che cammina per fuggire; Nietzsche che nel cammino trova sollievo alle sue emicranie e materia per le sue riflessioni. Camminare, insomma, non è uno sport agonistico, ci ricorda Gros: è nella ripetizione del gesto, nella sua apparente monotonia e nell’assuefazione del corpo che adatta i ritmi del respiro a questo stato – quello di persona in cammino – che si arriva a “svuotare” la testa, a uscire da noi stessi e a provare il piacere di immergerci nel “fuori”.  Un gesto di libertà dunque, miccia che innesca la riflessione, la ricerca spirituale, il distacco dagli affanni terreni. Un vero e proprio elogio alla lentezza come dimensione dello spirito, mediante il quale l’autore ci svela i segreti del mettere un piede davanti all’altro per compiere un percorso, che non necessariamente include un “fine” specifico, perché la bellezza del camminare risiede nell’atto stesso e nel modo in cui corpo e anima dialogano in una dimensione del tutto diversa dal quotidiano a cui siamo abituati. Il camminare di Gros è quasi un atto zen, ma alla portata di tutti. Non richiede abilità, né eroismo, solo costanza e voglia di riappropriarci di una dimensione che ci appartiene come esseri umani.

L’autore

Frédéric Gros è docente di Filosofia all’Università di Parigi-XII e dell’Istituto di Studi Politici di Parigi. Si è occupato di storia della psichiatria, di filosofia del diritto e del pensiero occidentale sulla guerra. Studioso ed esperto dell’opera di Michel Foucault, ha curato l’edizione degli ultimi corsi da lui tenuti al Collège de France. Naturalmente, camminare è una delle sue passioni.