Luis Sepùlveda torna alla fiaba: dopo l’indimenticabile storia della “La Gabbianella e il Gatto”, esce in questi giorni “Storia di un gatto e del topo che diventò suo amico”, edito da Guanda. Anche questo racconto parla di un’amicizia tra “diversi”, tema caro allo scrittore che vede in questo valore, oltre a quello della famiglia, uno dei motivi per i quali vale la pena vivere un’esistenza altrimenti triste. “L’amicizia è come la penicillina” – scherza l’autore intervistato da SkyTg24 – “offre la possibilità di essere una persona più sana”.

L’idea del libro è nata quando suo nipote Daniele, un bambino di 10 anni, gli ha posto una di quelle domande spiazzanti che solo i piccoli sanno fare:  “Perché ami tanto i tuoi amici?”. In un primo momento il nonno non ha saputo spiegare con poche parole quanto per lui questo sentimento fosse importante, e ha preso tempo: in questa nuova fiaba è contenuta la sua risposta al piccolo Daniele!

SINOSSI (tratta da IBS): A Monaco, Max è cresciuto insieme al suo gatto Mix, con cui ha un legame molto profondo. Raggiunta l’indipendenza dai genitori, Max va a vivere da solo portandosi dietro l’amato gatto. Il suo lavoro, purtroppo, lo porta spesso fuori casa e Mix, che sta invecchiando e perdendo la vista, è costretto a passare lunghe ore in solitudine. Ma un giorno sente provenire dei rumori dalla dispensa e intuisce che dev’esserci un topo…

La lealtà, la fiducia, l’amicizia si sviluppano passo dopo passo, piano piano, fino a quando accade qualcosa di importante che fa scomparire l’ ‘io’ e fa apparire un ‘noi’. È questa forse una vecchia utopia di noi esseri umani: ci auguriamo tutti che un mondo costruito sull’altruismo e la fratellanza sia ancora possibile. Uno dei vantaggi che offre la letteratura” – afferma lo scrittore – “è proprio quella di avvicinarci ad una realtà da sogno”.

Non solo autore, ma anche giornalista, Sepùlveda è molto attento in Spagna ai problemi economici e politici: “Viviamo in un momento molto difficile, soprattutto nei Paesi del Sud Europa, è preoccupante che i Governi lascino credere ai cittadini che sia loro la colpa di questa crisi epocale. È una bugia: noi subiamo le colpe dell’1% della popolazione: delle banche, dei grandi ricchi del mondo. Sono loro i veri colpevoli. Noi cittadini altro non possiam fare che partecipare attivamente alla ‘politica’ intesa nel significato più arcaico, quello di partecipazione attiva alla vita della città”.

Il book trailer: