Un’azienda metalmeccanica di Bergamo è stata condanna dalla Cassazione a reintegrare un lavoratore licenziato a causa del suo brutto carattere. A renderlo noto è la Cisl che aveva offerto il proprio supporto all’impiegato di 36 anni il quale – da alcuni anni – aveva perso il posto di lavoro. Oggi la Cassazione ha messo la parola fine obbligando l’azienda, non solo a reintegrarlo, ma anche a riconoscergli tutti gli arretrati dal giorno in cui è stato illegittimamente licenziato.

Cassazione: brutto carattere non è reato

“La completa irrilevanza giuridica del fatto (pur accertato) equivale alla sua insussistenza materiale e dà perciò luogo alla reintegrazione” hanno messo nero su bianco i giudici della Cassazione che hanno condannato l’impresa di Bergamo.  ”La Cassazione – spiega Salvatore Catalano, responsabile dell’ufficio vertenze della Cisl di Bergamo - ha posto come pregiudiziale la condizione che il motivo del licenziamento sia una reato, o almeno un atto illecito, e il brutto carattere di una persona non lo è”.

Cassazione condanna un’impresa di Bergamo

L’uomo – che era stato licenziato nel 2013 dopo aver litigato, per l’ennesima volta, con alcuni colleghi – era riuscito a vincere i primi gradi di giudizio poiché, a suo dire, sarebbe stato vittima di demansionamento. L’azienda, però, si era opposta, finendo persino in Cassazione e sperando di dovergli riconoscere soltanto un’identità risarcitoria. E, invece, per la Cassazione non è così: l’uomo non doveva essere licenziato e avere un brutto carattere non costituisce reato. “Secondo la Cassazione - spiega Salvatore Catalano - è sbagliata la tesi secondo cui, dimostrato il comportamento contestato, al dipendente spetta sempre e solo il risarcimento. Bisogna anche vedere se tale comportamento può definirsi illecito. Ebbene, se il lavoratore è semplicemente scontroso con i colleghi o con i clienti, dovrebbe essere punito solo con una sanzione conservativa e non con il licenziamento: in tal caso scatta la reintegra. Ma l’interpretazione della Suprema Corte è andata ben oltre, visto che permetterà l’ampliamento della tutela normativa nei confronti dei lavoratori. Grazie a una nostra causa la giurisprudenza supera i limiti delineati dalla riforma in senso favorevole al lavoratore” ha concluso.