Sono giovani, giovanissime. Sono sui Social Network fin dalla tenera età e i like per loro sono importantissimi.

Era come quando per noi , generazioni passate, ci si incontrava al bar e improvvisamente la compagnia con i ragazzi più belli si accorgeva che esistevi e magari ti offriva una Coca Cola. Loro quella sensazione la vivono virtualmente a suon di like. Si spogliano, si vestono, si mettono in posa, si truccano e sono social addicted.

Quando si incontrano scattano selfie da postare in real time e aspettano di vedere quanti like accumulano per commentare assieme. E non importa se la vita reale ha la peggio su quella virtuale, perché quest’ultima, è più durevole. Mentre un incontro dopo due ore può concludersi, l’immagine resta sulla bacheca di Facebook e con il tempo più persone possono vederla e mettere mi piace.

Ecco che si resta imprigionati nella gabbia d’oro della visibilità: non esisti se non la hai.

Il fenomeno delle fashion blogger ha influenzato molto le più giovani in tal senso: si parte con un bel vestito, lo si fotografa, tanti like, tanti followers, ci si sente “amate” e allora via con un altro scatto, e un altro ancora, e un altro ancora.

L’apparenza che vince sull’essere, questo è. Una società che corre veloce, dietro ai nuovi social, alla tecnologia e allora ci si ritrova tutti con il cellulare in mano a fotografare qualsiasi cosa, ma non come una volta quando si facevano foto affinché rimanesse il ricordo, no. Ora lo si fa per condividere e le bacheche di Twitter, Instagram, Facebook, Pinterest sono riempite di immagini di cui un domani nemmeno ci ricorderemo.

La realtà che corre e non fa sì che ci possa soffermare e pensare. Una realtà con poche ancore, poca cultura, che abbonda della smania di apparire. Una realtà, che a volte, non ci mette in pericolo quando una minorenne posa mezza nuda e mette in rete quello scatto, e chissà che fine può fare. Una realtà dove sederi, seni, cosce sono a portata di click, salvo poi non sapere in quante bacheche o in quali siti finiranno.

Speriamo poi di non dovercene pentire amaramente. Perché la rete non restituisce quello che noi le regaliamo. E un domani, questa scelta, potremmo pagarla duramente.

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(Foto by InfoPhoto)