Si complica il caso delle 13 morti sospette le quali è stata arresta arrestata l’infermiera di Piombino che lavorava presso l’ospedale locale.

La donna, identificata come Fausta Bonino, 55enne originaria di Savona, si trova nel carcere Don Bosco di Pisa. Nella serata di mercoledì era stata arrestata presso l’aeroporto di Pisa, presso il quale era sbarcata dopo un viaggio a Parigi in visita al figlio.

In attesa del primo interrogatorio previsto per il 4 aprile, la donna ha già iniziato a difendersi, sostenendo la propria innocenza: l’infermiere di Piombino si sentirebbe infatti usata come capro espiatorio per delle morti inspiegabili.

Secondo l’avvocato Cesarina Barghini a sostegno dell’accusa infamante ci sarebbero solo una serie di coincidenze: la donna si sarebbe trovata a lavorare nei reparti in cui sono avvenute le morti sospette, ma spesso neanche al momento del decesso stesso. Secondo il legale qualcuno avrebbe fabbricato l’intero impianto accusatorio per coprire responsabilità terze.

È stata poi seccamente smentita la voce circolante riguardo presunti problemi di alcolismo della Bonino, oppure una sua depressione curato con continuo uso di psicofarmaci. Secondo le testimonianze delle sua assistita ci sarebbe stato sì un episodio di depressione, ma sarebbe stato risolto, e i farmaci assunti servivano solo a curare l’epilessia.

A destare particolare scalpore nel legale ci sarebbe l’attribuzione di ben 13 morti tramite somministrazione di eparina, medicinale anticoagulante, “quando in realtà gli approfondimenti sulla causa delle morti sono stati fatti solo in relazione a 2/3 casi”. A impensierire l’avvocato è il modo con cui le autorità hanno proceduto alla formulazione dell’accusa: “Si tratta comunque di accertamenti di parte, svolti senza un contraddittorio, senza alcuna possibilità di partecipazione dell’indagata che avrebbe potuto avvalersi di propri consulenti, come accade nell’incidente probatorio“.

A inchiodare la Bonino, almeno per quanto riguarda un caso, ci sarebbe la denuncia del figlio di una vittima, risalente al 2015. L’uomo sosteneva di aver assistito all’iniezione di un liquido trasparente nel braccio della madre proprio da parte della Bonino, la quale gli avrebbe detto che in quel modo la genitrice avrebbe dormito. Solo un’ora dopo l’anziana sarebbe morta.