La rivelazione arriva dal quotidiano turco Vatan. L’antiterrorismo di Ankara, in collaborazione con i servizi segreti dell’Uzbekistan e dal Tagikistan, avrebbe fermato 53 stranieri tra cui 24 minori, tutti di nazionalità straniera, tutti sospetti di essere affiliati all’Isis. Buona parte di loro sarebbe stata addestrata in alcuni appartamenti – esattamente 18 – distribuiti fra i quartieri di Pendik e Basaksehir, rispettivamente nella parte asiatica ed europea di Istanbul. Non è la prima volta che la megalopoli si è dimostrata terreno fertile per l’Isis.

Lo scorso anno, alcune moschee, soprattutto nei quartieri di Bagcilar e Fatih, erano state attaccate da presunti membri o simpatizzanti dello Stato Islamico. Non solo. Negli ultimi due ramadan il quartiere di Fatih è stato teatro di una vera e propria attività di propaganda da parte di militanti dello Stato Islamico – che hanno potuto agire indisturbati. A questo si deve aggiungere la preoccupazione perché, come ha ammesso lo stesso premier turco: “negli ultimi tre giorni a Istanbul e Ankara sono stati arrestati diversi potenziali kamikaze“.

Secondo una parte del Paese, il presidente turco Erdogan sarebbe un alleato nemmeno troppo segreto dello Stato Islamico – sia il presidente che l’Isis vorrebbero la fine presidente siriano Bashar al-Assad. Erdogan si è sempre speso più nel combattere il terrorismo di marca curdo-separatista, ossia il Pkk, che le truppe di al-Baghdadi. Secondo alcuni la strage di Ankara sarebbe parte di una precisa strategia della tensione che vorrebbe mettere in cattiva luce anche il Partito Hdp, da almeno due anni impegnato nella soluzione politica della questione curda.