Mentre alla Camera il Pdl mandava all’aria la strana maggioranza che sostiene il Governo, il presidente del Consiglio Mario Monti, insieme ai ministri Cancellieri, Severino e Patroni Griffi, ha illustrato in una conferenza stampa (foto by InfoPhoto) il decreto legislativo sull’incandidabilità di chi ha subìto condanne definitive. E’ un provvedimento che il Pdl non vede di buon occhio; un testo che il partito del redivivo Berlusconi dovrà votare; un partito che ha dimostrato oggi in Parlamento di non amare più Monti alla follia.

Ammesso che venga approvato dalle camere (che pure avevano delegato il Governo a svolgere tale compito), il decreto stabilisce il divieto di ricoprire cariche elettive e di governo conseguenti a sentenze definitive di condanna. Tale divieto si applica a tutti i livelli istituzionali: Parlamento europeo, Governo, Camera, Senato; giunte e consigli di regioni, province, comuni, unioni di comuni, circoscrizioni, comunità montane, consigli di amministrazione delle aziende speciali. Se la condanna definitiva avviene durante il mandato, la carica decade. Il periodo d’incandidabilità dura 6 anni, e vale anche in caso di patteggiamento (ma solo se avvenuto dopo l’entrata in vigore di questa legge).

Le condanne definitive (cioè dopo l’eventuale ricorso in cassazione) riguardano molto in sintesi le pene superiori ai 2 anni di reclusione. Sono compresi i reati contro la pubblica amministrazione, come corruzione, concussione e peculato.