Caro Babbo Natale o Caro Gesù bambino, a seconda del proprio credo, per Natale vorremmo una scuola nuova. Firmato studenti, genitori, insegnanti e la preside dell’Istituto tecnico industriale liceo delle scienze applicate Giovanni Giorgi.

La sede nuova c’è, a un passo da quella vecchia. Ma il cantiere si è arenato. Martedì 27 novembre, la preside, Anna Maria Indinimeo è stata ricevuta per l’ennesima volta alla Provincia di Milano, proprietaria di entrambi gli edifici, e per l’ennesima volta non ha portato a casa nessuna data certa per la consegna della nuova struttura. Insieme a genitori, studenti e insegnanti, è sul piede di guerra.

Quali sono i problemi del Giorgi? “Non abbiamo più un’aula magna dove riunirci o dove ricevere i genitori, tanto che facciamo le nostre riunioni in mezzo ai macchinari, nel laboratorio di macchine”, risponde Olivia Trioschi, referente dell’Orientamento in ingresso. “Quando vogliamo far vedere un video ai nostri studenti li portiamo in una stanzetta dove c’è un televisore piuttosto vetusto con l’audio che non funziona“. La palestra, invece, è stata demolita lo scorso anno per una strada che non c’è “per cui, adesso, abbiamo un meraviglioso incolto che confina con il nostro cortile, pieno di sterpaglie, separato da una rete metallica“, continua Olivia. E le ore di educazione fisica? “La Provincia spende 50.000/60.000 euro all’anno tra affitto della palestra presso l’oratorio di Santa Rita e il trasferimento in pullman. Ma il servizio è garantito solo quando viene attivata la convenzione con la Provincia, quindi, i nostri ragazzi, quest’anno, hanno iniziato a fare attività fisica il 15 ottobre, per il primo mese hanno fatto teoria, in classe“.

La lista delle magagne del Giorgi sembra infinita. “Se ci si fa un corridoio del Giorgi, si vede che i soffitti sono contro-soffittati da grate metalliche perché cadono i calcinacci e non si possono pulire, per cui si accumulano ragnatele e la polvere cade. L’anno scorso sono cadute delle plafoniere nei laboratori, fortunatamente non c’erano studenti. L’impianto di riscaldamento è molto vecchio per cui, in alcune aule, i caloriferi funzionano a metà, dagli infissi passano degli spifferi mostruosi, d’inverno, i ragazzi, di solito, tengono il giubbotto”. Ma d’estate non va meglio. “Lo scorso agosto la scuola si è allagata. Il seminterrato si è riempito di muffa” per cui è stata necessaria un’opera di bonifica, a carico del corpo docenti. “Dire che ci muoviamo in un ambiente malsano è il minimo che si possa dire. Abbiamo avuto delle ispezioni dell’Asl che ha segnalato una serie di problemi ma la scuola è agibile. Noi non vogliamo chiudere, vogliamo esistere lì” e indica il palazzo a fianco, “nella nuova scuola che è pronta per l’85%, conclude Olivia.

Il nuovo edificio “è pronto da 2 anni, conferma la preside. Un percorso rallentato prima dall’intervento dell’Arpa per il rinvenimento di un serbatoio di gasolio, poi dal fallimento dell’impresa edile. Allo stato attuale, mancano la posa di alcuni pavimenti, il test dello shock termico, gli allacciamenti e il collaudo.I lavori possono essere ultimati in 3 mesi. La vecchia struttura “è dei primi del ’900, affascinante ma fatiscente”, commenta la preside. “Qui abbiamo un alto livello di resistenza allo stress, sia i ragazzi che gli insegnanti”. Anche lei aggiunge dettagli alla lista delle magagne del Giorgi. “Le aule sono molto piccole, difficili da tenere pulite, sono impossibili da imbiancare. I bagni sono pochi, inadatti. Difficoltà di illuminazione perché gli impianti sono vecchi e salta tutto”.

“Le attrezzature sono vecchie, rincara la dose uno degli studenti del serale. “Nel capannone dove facciamo lezione rimbomba e non si capisce il professore, c’e’ l’eco e fa freddo”. “E’ difficile concentrarsi. Ti passa la voglia di studiare, soprattutto dopo una giornata da lavoro”, lo spalleggia un compagno. “Questa scuola e’ scabrosa, qui se scoppia un incendio bruciamo tutti, interviene un terzo, “quando sono entrato ho visto le reti sul soffitto e ho avuto paura. Qui mi crolla qualcosa in testa”. Tra un panino e una bibita, la lezione è rimandata di un’ora perché nel laboratorio/capannone c’è una conferenza, non avendo l’aula magna in cui tenerla. I ragazzi si domandano i 120 euro all’anno che paghiamo di iscrizione, dove vanno a finire?

La conferenza in corso è sulla cultura della legalità, relatore Nando Dalla Chiesa. Come si fa a parlare di legalità a ragazzi che vivono in questa situazione di degrado? “Bisogna parlarne”, risponde Dalla Chiesa, “perché capiscano quali sono gli effetti della non legalità o di una mancanza di attenzione per la legalità”. Anche questa scuola fatiscente è una mancanza di legalità? “Direi di sì. Io pensavo di venire nella sede nuova, invece è il Giorgi di sempre”.

Poco prima della conferenza si è tenuta un’assemblea tra genitori, insegnanti e studenti dell’istituto di viale Liguria. I soldi per finire i lavori ci sono, dichiara Alberto Sciamé, presidente del consiglio di istituto e genitore.Ci vuole buona volonta’ per finirla. Altrimenti avremo buttato i soldi di tutti. Se la situazione non si sblocca faremo un presidio o una piccola manifestazione lunedì pomeriggio alle 16.00 in zona per bloccare il traffico e fare pressioni”. Detto, fatto. Alle 16.00 di lunedì 3 dicembre, maestranze e studenti del Giorgi, con i genitori, scendono in piazza, srotolando gli striscioni: Guardate che struttura, vogliamo una scuola sicura, Il Giorgi dice basta, Siamo stufi di aspettare.