A rivelarlo è l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico nel rapporto “Preventing Ageing Unequally” secondo cui l’Italia è uno dei Paesi più vecchi dell’Ocse e lo sarà ancor di più nei prossimi anni, con un picco nel 2050. A preoccupare è la situazione reddituale dei più giovani che spesso sono senza lavoro o percepiscono stipendi decisamente più bassi rispetto a quelli dei propri genitori. I redditi dei cittadini italiani, compresi tra i 60 e 64 anni, infatti, negli ultimi 30 anni sono cresciuti del 25% in più rispetto alla fascia 30-34, segno che i giovani guadagnano troppo poco e che, dunque, non possono mettere su famiglia né accedere ad un mutuo per l’acquisto di una prima casa.

“Garantire una pensione decente sarà particolarmente difficile per i lavoratori a più basso livello di istruzione che hanno meno probabilità di lavorare anche in età avanzata e per le donne perché molte di loro usciranno dal mercato per prendersi cura dei propri parenti” scrive l’Organizzazione che, di fatto, non ha buone notizie per i giovani italiani. Poi specifica che in Italia servirebbe più assistenza all’infanzia per le donne al lavoro “migliorando le opportunità educative dei bimbi appartenenti ai gruppi socio-economici svantaggiati”. Solo così le donne potranno “partecipare al mercato del lavoro”.

Ma è necessario anche “promuovere un buon inizio della vita lavorativa limitando l’impatto della perdita del lavoro e combattendo la disoccupazione a lungo termine“.