Da mesi gli Usa stanno esercitando pressioni sul governo Renzi, anche se il premier ha già detto alla Casa Bianca in più occasioni che non ha alcuna intenzione di entrare in guerra in Libia. Alla fine però sembra che si stia trattando per una partecipazione italiana ad un’alleanza internazionale che dovrebbe affiancare un governo di unità nazionale nella lotta anti-Isis in Libia. Di questa alleanza dovrebbero far parte Stati Uniti, Italia, Gran Bretagna, Olanda, Francia e, possibilmente, anche alcuni Paesi arabi.

A seguito delle trattative all’interno della coalizione anti-Isis, ed anche per effetto di diversi incontri italo-libici, è maturata una prima intesa – non c’è ancora nulla di ufficiale – secondo la quale gli italiani potrebbero fornire personale militare per l’addestramento della polizia e dell’esercito ma anche per la protezione di obiettivi sensibili – come gli aeroporti. Oltre a questo gli accordi a cui stanno lavorando i governi della coalizione anti-Isis prevedevono anche la partecipazione di unità speciali, di terra e di aria, ad azioni sul terreno agli ordini di ufficiali libici. In Libia i due paesi più impegnati sarebbero l’Italia e la Gran Bretagna, ma ci sarebbero apporti significativi anche di altri paesi occidentali: gli Usa fornirebbero droni, aerei e intelligence, i tedeschi addestramento militare – come stanno già facendo in Tunisia -, e i francesi si concentrerebbero sul confine sud, quello che divide la Libia dal Mali – dove si concentrano gli interessi di Parigi.

Restano da risolvere diverse incognite. Per esempio quale possa essere lo strumento giuridico diplomatico per l’intervento. Si pensa di seguire il modello usato per l’Iraq: questo paese arabo ha bollato l’Isis come “una organizzazione terroristica globale” e chiesto l’intervento della coalizione. Se non si dovesse giungere al passo della coalizione sono comunque in programma dei raid aerei sui quartier generali dell’Isis e di Al Qaeda.