Per ora diciamolo sottovoce, ma a quanto sembra l’Italia sta tornando ad interessare i grandi investitori esteri dopo che il fantasma del default aveva praticamente azzerato il flusso degli investimenti diretti esteri. Questo è almeno quello che tratteggia il rapporto “Italia multinazionale” dell’Ice – l’agenzia per l’internazionalizzazione. Per capirlo basta un dato i flussi in entrata sono passati dai 0,09 miliardi del 2012, ai 17 miliardi del 2013, agli oltre venti miliardi dell’anno passato, mentre per l’anno in corso il presidente dell’Ice Riccardo Maria Monti si attende “una forte accelerazione“.

Secondo Monti “negli ultimi 24 mesi l’Italia è tornata ad attrarre investimenti“, ma resta da recuperare una distanza notevole dal resto dell’Unione Europea: basta citare a questo proposito il nostro rapporto tra investimenti esteri e Pil – nel 2013 era pari al 19,5% – e quello medio dell’Ue – 49,4%.

C’è poi da registrare le differenze a livello regionale, con la Lombardia che da sola attrae quasi la metà degli investitori esteri, mentre il centro ed il sud restano praticamente fuori da questi processi di internazionalizzazione. Secondo Sandro de Poli, Ceo di General Electric Italia “Mai come adesso c’è una forte attenzione per chi investe e riforme come quelle del Fisco e del jobs act rendono l’Italia più attraente“.

Secondo l’Ice, a fine 2013, c’erano a 9.367 imprese italiane a partecipazione estera che occupano 915.906 dipendenti con un fatturato di 497,6 miliardi di euro. L’85% di queste imprese sono controllate capitali provenienti da Nord America ed Europa, mentre il resto è controllato dalle “emerging multinationals” provenienti da Cina, India, Russia e altri Paesi asiatici. Una percentuale minorati ma i flussi da questi paesi sono cresciuti del 255% tra il 2000 ed oggi, mentre i flussi provenienti dai paesi occidentali sono cresciuti nello stesso periodo solo del 17,5%.

Ultimo aspetto da rilevare è che le imprese italiane anche negli ultimi italiani hanno mantenuto stabile il loro livello di investimenti esteri intorno ai trenta miliardi di euro. Il rapporto dell’Ice sottolinea la “buona tenuta all’estero delle grandi imprese” e la crescita del coinvolgimento delle Pmi.