I sostenitori del dissidente cinese Liu Xiaobo, Premio Nobel per la Pace, piangono la sua scomparsa, avvenuta mentre l’uomo stava scontando la sue pena di undici anni di carcere. Nonostante il tumore in fase terminale, e nonostante fosse stato trasferito presso l’ospedale di Shenyang, Liu Xiaobo non ha mai potuto più beneficiare della sua libertà (che gli sarebbe stata concessa lo scorso 26 giugno), di cui era stato privato a causa dell’accusa di incitamento al sovvertimento dello Stato.

Sulla sua morte resterà comunque il mistero. La famiglia di Liu Xiaobo avrebbe già fatto sapere di non credere a tutto ciò che sarà diffuso sulle ultime ore dell’uomo. Un comunicato dell’ospedale avrebbe fatto sapere che alla famiglia era stato proposto di intubare Liu Xiaobo, per cercare di mantenerlo in vita, ma che la famiglia si sarebbe rifiutata. Se questa sia la verità o meno, non è dato saperlo.

Liu Xiaobo aveva chiesto più volte di essere trasferito all’estero - in particolare in Germania o negli Stati Uniti – per cercare di ottenere cure migliori e nonostante l’appoggio di molti Stati, che ne avrebbero chiesto la scarcerazione, la Cina è sempre rimasta ferma e non ha mai concesso al dissidente di lasciare il carcere né tantomeno il suo Paese.

Liu Xiaobo: chi era

Nato nel 1955, vive e studia anche negli Stati Uniti, che poi abbandona nel 1989 per tornare in Cina e unirsi alla primavera cinese. Le proteste a Tienanmen lo vedono protagonista e da quel momento Liu Xiaobo entra ed esce di prigione, facendosi anche tre anni di lavori forzati. Ufficialmente nemico dello Stato, ottiene la condanna definitiva dopo aver fondato Charta 2008, un manifesto firmato da oltre trecento attivisti, che chiedeva la fine del partito unico e un maggior rispetto dei diritti umani in Cina. Nel 2010 ha ricevuto il Premio Nobel per la Pace.