In questi giorni, il tema “odio da social” è estremamente in voga: ringraziamo Enrico Mentana.

La sua voce è più potente e credibile di quelle decine e decine di “piccoli utenti” che da mesi denunciano il fenomeno sul web. Ringrazio personalmente i suoi follower per averlo fatto incazzare seriamente, per averlo senza dubbio nauseato, con le loro manifestazioni di debolezza e invidia pubblicamente sbattute sul web.

Mi dolgo per il direttore del TG La7, che paga con le ingiurie e con l’odio l’essere stato più fortunato e perseverante di altri, ma il suo giusto e comprensibile risentimento ha dato voce a un tema che sembrava privo d’attrazione nei confronti delle persone giuste - quelle che contano - sul web e fuori dal web. Intervistato da Fazio, Mentana denunciava il presunto anonimato che la rete fornisce. Parlo di “presunto anonimato” in quanto, come molti di noi ben sanno, un indirizzo IP lo possediamo tutti e nolenti o dolenti, online ci muoviamo come lumache, lasciandoci dietro bavose strisce di “rintracciabilità”: l’anonimato è spesso presunto e la rintracciabilità più spesso un dato di fatto.

Non mi infervorerei per queste folle che scagliano pietre e poi ritraggono la mano, convinte che nessuno le abbia viste: vanno in certi casi compatite e in certi altri punite con denunce, dimostrando così a loro e al mondo, una volta per tutte, che la privacy e l’anonimato sono solo un privilegio per quei pochi che sanno come procurarselo.

Fatta queste premessa, che soluzioni riusciamo a intravedere all’orizzonte?

Il problema è saltato palesemente agli occhi ora, insieme a un’altra problematica da non sottovalutare: oggi come oggi, senza un profilo su uno dei maggiori social network non sei mediaticamente nessuno; strumento odiato e amato, necessario per molti, indispensabile per alcuni, un capriccio e un gioco per la maggior parte degli utenti. Tutti adesso parlano di una qualche soluzione per far fronte all’improvvisa ondata di inciviltà, e di maleducazione. Vorrei far presente che detta ondata non è improvvisa, ma solo libera.

Aspetto il giorno che il web si darà delle regole. Forse quel giorno i social network cominceranno a perdere utenti e saranno come piazze dopo un concerto: piene di cartacce e bottiglie rotte. La “libertà” d’insultare il tuo prossimo se ne sarà andata a quel paese, il VIP tornerà ad essere un personaggio da guardare da lontano, le “gabbie dell’odio verbale” saranno chiuse e, improvvisamente, si riscoprirà un nuovo modo di confrontarsi, un nuovo modo di chattare e insultare: parlarsi. Di persona. Una figata in 3D. Gratuita e continuamente aggiornabile. Limitata solo dal senso del pudore e dal buon senso.

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