L’odore di fritto del vicino di casa che fa la cosiddetta “grigliata della domenica” può ritenersi da oggi un reato: si chiama molestia olfattiva.

A ufficializzarlo è la Cassazione, ma il disturbo olfattivo deve essere significativo per poter essere considerato un vere e proprio reato. Il tutto, dove è nato il “precedente”, è cominciato a Monfalcone, in provincia di Gorizia. All’interno di una palazzina, i proprietari di un appartamento al terzo piano hanno denunciato degli inquilini perché – a detta loro – provenivano odori molto forti e fastidiosi dalla loro cucina. Dal canto loro, invece, gli inquilini contestati si sono difesi asserendo che gli odori non c’entravano nulla ma l’alterco era figlio di vecchie liti fra vicini.

La Cassazione ha però dato ragione ai proprietari del terzo piano, con la seguente motivazione: ” la contravvenzione prevista dall’articolo 674 del Codice penale è configurabile anche nel caso di molestie olfattive, a prescindere dal soggetto emittente con la specificazione che quando non esiste una predeterminazione normativa dei limiti delle emissioni, si deve avere riguardo, al criterio della normale tollerabilità di cui all’art. 844 c.c.”. In pratica, la Cassazione ha classificato il reato di molestie olfattive come “getto pericoloso di cose” (articolo 674 del Codice penale). Un’associazione un po’ strana, ma che, nel suo piccolo, potrebbe fare la storia.

Non sempre però i cattivi odori provengono dalla cucina. Secondo quanto riferito dall’associazione nazionale europea amministratori immobile, infatti, i cattivi odori arrivano soprattutto dagli spazi comuni (nelle palazzine/condomini), seguono la presenza di animali al secondo posto, mentre al terzo posto ci sono le attività commerciali, come ristornati ma anche laboratori.