In Lombardia c’è stata una svolta importante per quanto riguarda il referendum consultivo per chiedere una maggiore autonomia per la Regione, sulla base dell’art. 116 della Costituzione italiana. Il Consiglio regionale ha infatti approvato la proposta ispirata dalla Lega Nord e sostenuta da tutto il Centrodestra. A votare sì sono però stati anche gli esponenti del Movimento 5 Stelle e persino un membro del Pd.

Il voto sul referendum per l’attribuzione alla regione Lombardia di nuove e particolari forme di autonomia ha ottenuto 58 sì sui 79 aventi diritto al voto nel Consiglio. Oltre ai membri di Lega Nord, Lista Maroni, Forza Italia, NCD, Fratelli d’Italia, Pensionati e del Gruppo Misto, sono risultati favorevoli anche i grillini e pure Corrado Tomasi del Partito Democratico. A votare no sono invece stati gli altri esponenti del PD e quelli di Patto Civico.

Il quesito del referendum per chiedere una maggiore autonomia della Lombardia è il seguente: “Volete voi che la Regione Lombardia, nel quadro dell’unità nazionale, intraprenda le iniziative istituzionali necessarie per richiedere allo Stato l’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, con le relative risorse, ai sensi e per gli effetti di cui all’articolo 116, terzo comma della Costituzione?”.

Il referendum è previsto per fine anno e i cittadini lombardi, stando almeno alle indiscrezioni di queste ore, potrebbero essere chiamati a votare intorno a ottobre o a novembre. In ogni caso si voterà entro 18 mesi con voto elettronico.

Il sì alla proposta è stato ovviamente accolto con entusiasmo dalla base leghista. La decisione del Consiglio regionale della Lombardia è stata festeggiata all’infuori di Palazzo Pirelli da una trentina di Giovani padani che hanno esibito uno striscione con la scritta: “Freedom for Lombardia”.

Molto contento anche il Presidente della regione Lombardia Roberto Maroni, che ha dichiarato: “Sono molto soddisfatto, era il referendum che volevamo. L’unica strada per ottenere qualcosa da Roma è far scendere in campo il popolo sovrano, dare ai cittadini la possibilità di esprimersi, perché le “letterine”, gli emendamenti o le “propostine” di legge non servono a nulla.”

Parole di disappunto arrivano invece dal segretario regionale del PD Alessandro Alfieri: “Noi una firma su un provvedimento che costa trenta milioni di euro e rinvia di due anni la richiesta di maggiore autonomia non ce la mettiamo. Abbiamo tentato in tutti i modi di convincere Maroni ad aprire subito l’interlocuzione con il Governo e di evitare il ricorso a un referendum costoso e inutile. Ora la Lega può sventolare la sua bandierina ideologica a spese dei contribuenti lombardi e il Consiglio regionale della Lombardia è condannato all’irrilevanza in nome della propaganda.”