Nella serata di ieri il Senato ha approvato il ddl sancendo finalmente l’introduzione del reato di omicidio stradale. La votazione, dopo che il governo ha posto la fiducia, è passata con 149 sì, 3 no e 15 astenuti.

Il testo era già stato approvato dalla Camera a gennaio, ed era stato introdotto un emendamento che escludeva l’arresto del conducente della vettura e responsabile dell’incidente nel caso in cui questi si fermi per prestare soccorso mettendosi a disposizione delle forze dell’ordine intervenute.

La legge sull’omicidio stradale, che nel codice penale figurerà come articolo 859-bis, prevede dunque la punizione con la reclusione del conducente che a causa di una condotta imprudente al volante provochi un incidente mortale. Il reato si inserisce nella fattispecie generica dell’omicidio colposo con violazione delle norme sulla circolazione stradale (e in questo caso la pena rimane dai 2 ai 7 anni).

Aumentano invece gli anni di reclusione se il conducente viene trovato in stato di ebrezza grave, quindi con tasso alcolemico superiore a 1,5 grammi per litro, o in stato di alterazione dovuto all’uso di sostanze stupefacenti o psicotrope (dagli 8 ai 12 anni). Nel caso in cui l’imputato sia un conducente di tipo professionale il tasso alcolemico sufficente a essere considerato stato di ebrezza si abbassa fino agli 0,8 grammi per litro.

Ma ci sono diverse gradazioni di punizioni che riguardano alcuni specifici comportamenti vietati e imprudenti, ovvero superamento dei limiti di velocità, passaggio a un incrocio con luce rossa del semaforo, transito contromano, inversione di marcia dove non consentito, sorpassi irregolari: in questo caso la pena passa dai 5 ai 10 anni.

Si applica invece una riduzione fino alla metà della pena quando l’omicidio stradale non è diretta o unica conseguenza di una di queste condotte e dell’azione dell’imputato. Inasprimenti sono poi previsti nel caso in cui la patente non sia stata conseguita o sia sospesa o revocata o la vettura sia priva di assicurazione.

Anche nel caso di decessi o lesioni multipli causati dal conducente si prevede un aumento, che può arrivare fino al triplo del normale, con un tetto massimo stabilito ai 18 anni; infine è stata stabilita un’aggravante specifica che riguarda la fuga del guidatore dopo aver causato un omicidio stradale colposo, che implica un aumento da un terzo fino a due terzi della pena e non potrà essere inferiore ai 5 anni.

Soddisfatta la reazione del Ministro dell’Interno Angelino Alfano, tra i più accesi promotori del provvedimento. Questo il suo messaggio su Twitter: “Finalmente #OmicidioStradale è legge. La patente non è licenza di uccidere. Lo dovevo ad un amico. Lo dovevamo a tutte le vittime.”

E ugualmente appagate si sono dette le associazioni Lorenzo Guarniari, Asaps, Gabriele Borgogni e la Fondazione Ania per la Sicurezza Stradale, che hanno parlato di “un giorno storico per la sicurezza stradale in Italia, per le vittime della strada e per i loro familiari” che rappresenta “una conquista di civiltà per il nostro Paese”.