Giugno 2013. Le giornate di collezioni maschili di London Collections Men (scopri qui il programma) si sovrappongono ai giorni del Pitti Uomo, manifestazione molto importante per la nostra moda.

Gennaio 2014. La storia si ripete: Londra inaugura oggi, 6 Gennaio, la prima giornata di sfilate e Firenze lo farà domani.

Risultato? I principali buyers internazionali (fondamentali per la nostra economia) saranno a Londra almeno fino all’8 Gennaio potendo arrivare a Firenze solo per il terzo e quarto giorno del Pitti.

Non è finita: il calendario inglese pullula di giovani designer e giovanissimi talenti al quale viene dato uno spazio enorme accanto a nomi come Paul SmithBurberry, Tom Ford e Alexander McQueen e vi ricordo la collaborazione tra il British Fashion Council e Topman,  ‘New Gen‘, che accoglie tre nuovi talenti e li presenta al fashion system internazionale.

Io lo dico sinceramente: allo scorso Pitti Uomo ho avuto modo di visionare le collezioni di una piccola e minuscola percentuale di nuovi nomi italiani (e ce ne sono tantissimi come Andrea Silla, qui trovate la sua storia), poco, pochissimo spazio a chi cerca di darsi da fare in un sistema vecchio, vecchissimo come è quello di nostra signora moda nazionale.

Ora mi chiedo: perché noi italiani, forti della nostra supremazia e tradizione, non riusciamo ad imporci a livello internazionale e far spostare (anticipandola) la London Collections Men? Perché dobbiamo far sì, sempre e comunque, che siano gli altri a decidere per noi?

Perché, anche se ci proviamo, non battiamo i pugni sul tavolo internazionale del settore e decidiamo di farci rispettare?

Non è solo un fatto di migliore organizzazione, è un fatto di sopravvivenza: senza buyers internazionali il made in Italy fa difficoltà a sopravvivere e questo lo sanno tutti, anche se proprio quei “tutti” fanno finta di nulla e mettono la testa sotto terra, come gli struzzi.

Attenzione poi: non è Londra che deve preoccuparsi di noi, siamo noi che dobbiamo preoccuparci di Londra!

Decisamente molto diverso.

So benissimo che le mie domande sono molto scomode, ma nel 2013 migliaia di aziende italiane hanno chiuso i battenti (molte nel settore moda) e se non ci diamo una mossa il futuro non è affatto roseo.

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