Veronica Panarello, la madre del piccolo Andrea Loris Stival, rompe il silenzio e scrive una lettera dal carcere all’inviata di Mattino Cinque Agnese Virgillito. La donna, accusata dell’omicidio del figlio, spiega di aver seguito tutti i servizi sul caso, senza avere il coraggio di intervenire nel timore che le sue parole fossero fraintese e strumentalizzate.

Nella lettera Veronica Panarello prova a esprimere la sofferenza, sia fisica che psicologica, per la perdita di Loris:

Perdere un figlio è il dolore più lancinante che può esistere, una ferita aperta che non si rimarginerà mai. Perdi la voglia anche di nutrirti, ti reggi in piedi con molta fatica chiedendoti ogni giorno perché ti stia capitando tutto ciò e perché proprio a te.

La madre di Loris prosegue, spiegando di essere tormentata dai ricordi dei giorni felici, consapevole che non torneranno. Un tormento amplificato dall’accusa di essere l’assassina del figlio. La donna non nasconde la sua disperazione, raccontando i momenti più bui vissuti in carcere:

Ci sono giorni che mi chiedo perché non sia stato fatto a me tutto quel male. Avrei preso il suo posto senza esitare un istante. La vita del proprio figlio vale più della propria.

Veronica Panarello spiega però di non voler cedere allo sconforto e si dice determinata a scoprire la verità per trovare gli assassini del figlio:

Non potrà mai essere pronunciata dalla mia bocca la parola perdono e non potrò mai provare pietà per chi ha distrutto la vita a Loris, un bambino di soli 8 anni.

La donna ringrazia infine il suo avvocato Francesco Villardita per averle creduto sin dal primo istante, promette amore eterno ai figli e lancia una frecciatina a chi ha dubitato della sua innocenza:

Villardita dimostrerà la mia innocenza e chi mi ha voltato le spalle nel momento in cui avevo più bisogno si renderà conto di aver sbagliato, ma sarà tardi.