Sono passati 4 mesi dal giorno in cui Veronica Panarello è stata condannata a 30 anni di reclusione. Una pena esemplare per una madre che – secondo i giudici – ha prima strangolato il figlio di 8 anni e poi lo ha gettato in un canalone. Un dolo d’impeto, nessuna premeditazione: Veronica ha ucciso Lorys perché, quella maledetta mattina del 29 novembre 2014, il piccolo non è voluto andare a scuola, per una lezione che non gradiva particolarmente. Veronica, allora, lo ha strangolato con delle fascette da elettricista e poi si è disfatta del suo cadavere in un canalone che si trovava a pochi chilometri dalla sua abitazione di Santa Croce Camerina, nel Ragusano. In 194 pagine il giudice ha definito la sua condotta processuale “deplorevole, reiteratamente menzognera, calunniosa e manipolatrice” condividendo la definizione del Riesame di Catania che l’ha etichettata come una “lucidissima assassina”.

Veronica Panarello e il rapporto col suocero

Veronica Panarello, nel corso di tutti questi mesi, ha tentato di spostare l’attenzione su alcuni aspetti della sua vita privata, puntando il dito contro il suocero Andrea Stival. Sarebbe stato lui ad uccidere Lorys con un cavetto usb poiché i due avrebbero avuto una relazione extraconiugale inconfessabile: dichiarazioni che, però, non hanno mai trovato riscontro e a cui né il giudice né la Procura ha dato credito. Veronica, dunque, l’ha fatto per destabilizzare la famiglia Stival, già provata dal dolore della perdita di Lorys: lo mette nero su bianco il giudice Reale che definisce “forte e credibile” l’alibi del suocero il quale, quella mattina, era in compagnia della fidanzata.

Veronica Panarello e il movente irrilevante

Non c’è, di fatto, un movente rilevante che spieghi (ma non giustifichi) come una madre possa arrivare a tanto, ad uccidere il proprio figlio. Una donna che, pur non essendo affetta da disturbi psichici clinicamente rilevanti, ha avuto un’infanzia difficile con un rapporto tormentato sia con la madre Carmen Anguzza che con la sorella Antonella Panarello. Veronica è cresciuta in un contesto familiare che ha contribuito negativamente alla formazione della sua personalità, ritenuta complessa ed istrionica dai periti che l’hanno esaminata in tutti questi mesi.