L’alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Navi Pillay, accusa l’Isis di compiere una “pulizia etnica e religiosa” in Iraq e chiede di giudicare i responsabili di eventuali crimini contro l’umanità. Nel presentare il terzo report sulla Siria, che in un anno ha visto raddoppiare il numero dei morti (ufficialmente 191.369 vittime ma ne mancherebbero almeno 50mila non identificate con precisione), Pillay ha accusato fermamente le potenze occidentali di non aver fatto abbastanza per fermare questa guerra: “Non c’è mai stata – ha detto a una settimana dalla scadenza del suo mandato – una decisione ferma e risoluta da parte dei membri del Consiglio di Sicurezza per porre fine alla crisi”.

Proprio dalla Siria (foto by InfoPhoto) arriva un’apertura a collaborare nel rispetto della risoluzione Onu n.2170, che prevede sanzioni contro gruppi jihadisti in Siria e Iraq. Il ministro degli esteri di Damasco, Walid al Muallim, citato dall’agenzia ufficiale Sana, sarebbe d’accordo con azioni militari “anche della Gran Bretagna e degli Usa sul proprio territorio ma solo con un pieno coordinamento con il governo siriano”.

L’avvertimento agli Stati Uniti è quello di non bombardare la Siria senza l’autorizzazione di Damasco: “Un tale atto commesso da chiunque senza l’approvazione del governo di Assad sarebbe considerato come una grave violazione della sovranità siriana e come un’aggressione”. Secondo il Wall Street Journal in Siria arriveranno presto aerei di sorveglianza e droni americani per raccogliere informazioni d’intelligence sugli obiettivi delle milizie jihadiste. E’ arrivata anche la condanna del brutale omicidio di James Foley, ucciso barbaramente dall’Isis. Ma il blitz americano avrebbe potuto avere altro esito: “Vi assicuro che se ci fosse stato un coordinamento tra gli Usa e il governo siriano, l’operazione non sarebbe fallita”.

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