Si chiamava Lucia, la funzionaria ai Beni Culturali della Regione Siciliana, che è morta nel 2004, quando aveva 50 anni, poiché stroncata da un tumore ai polmoni causato dal fumo passivo subito per anni in ufficio. Un atteggiamento irrispettoso – quello di fumare addirittura sul posto di lavoro – che alla donna è costato caro rimettendoci la pelle. “Con il fumo prima o poi mi uccideranno” diceva sempre Lucia che, tra l’altro, protestava ma non veniva mai ascoltata. Ora, a distanza dal giorno della sua morte, il marito e i suoi sei figli hanno finalmente vinto una causa contro la Regione Siciliana.

Uccisa dal fumo passivo, protestava ma nessuno la ascoltava

L’ente, a questo punto, come ricostruito da Repubblica, dovrà pagare un maxi risarcimento di un milione e mezzo di euro alla famiglia. La condanna è arrivata, in primo grado, dal Tribunale di Palermo ma la sentenza risulterebbe essere definitiva poiché non sarebbe stato fatto appello. Lucia, dunque, ha avuto giustizia visto che il tumore ai polmoni non è stato causato da un suo vizio per il fumo bensì dai suoi colleghi.

Uccisa dal fumo passivo, il suo memoriale

Fondamentale nel processo è stato il memoriale della donna che, negli anni, aveva appuntato ogni dettaglio per poter far causa alla Regione Siciliana. Il calvario di Lucia, uccisa dal fumo passivo, è durato tre anni con tanto di chemioterapia e una diagnosi terribile: adenocarcinoma polmonare.