È con estrema cautela e circospezione, tipica dei membri del Movimento 5 Stelle, che Luigi Di Maio ha fatto balenare con maggiore sicurezza rispetto al solito l’ipotesi di una sua candidatura a premier italiano.

Intervistato da Massimo Giannini e Jean Paul Bellotto su Radio Capital, il Vicepresidente della Camera ha parlato della convention dei 5 Stelle che si terrà dal 22 al 24 settembre.

Un appuntamento durante il quale potrebbe essere indicato come potenziale Presidente del Consiglio: “Ho sempre detto che se i nostri iscritti vorranno individuare me come condidato premier ci sarò. Faremo le votazioni degli iscritti le prossime settimane e proclameremo questo nome. Non sarà né una incoronazione né un’investitura, dal giorno dopo non vediamo l’ora di presentare il nostro programma al Paese e faremo conoscere agli italiani tutti i nostri candidati ministri. Ma fino ad allora nessun nome, siamo una squadra”.

Smentita, come al solito, la possibilità di alleanze di convenienza nel caso di una vittoria alle elezioni senza maggioranza assoluta: “Se dovessimo arrivare primi senza una maggioranza ci presentiamo in Parlamento per dire dateci l’opportunità di partire e in Parlamento voteremo sulle leggi. Chi è disponibile ci dia fiducia ma non si aspetti posti in cambio”.

Respinta infine anche la definizione di populismo, nel senso di vicinanza alle posizioni di personaggi come Marine Le Pen o Matteo Salvini, con tanto di definizione del modello ideale per Di Maio: “Il fatto di essere chiamati populisti è anche dovuto al tentativo di associare il M5s a movimenti come quello di Le Pen ma noi abbiamo sempre respinto il tentativo di accomunarci a queste forze politiche. Se per populisti intendete che siamo gli unici a rinunciare ai voli di Stato e all’auto blu allora siamo populisti. Ma a Cernobbio ho ribadito che quando pensiamo a un modello politico alternativo guardiamo ai Paesi del Nord Europa per diventare una smart nation fondata sull’innovazione tecnologica”.