Riaprono una discussione annosa le parole scritte da Luigi Di Maio in un post su Facebook riguardo le aperture degli esercizi commerciali durante i giorni di festa e l’intero argomento delle liberalizzazioni, definiti non solo “una questione economica ma di serenità familiare e di felicità personale”.

Il vicepresidente della Camera ricorda come “con l’eliminazione degli orari di chiusura degli esercizi commerciali ad opera di Monti e del Pd, si sono messe in competizione piccole botteghe e grandi centri commerciali”. In questo scenario “ognuno può restare aperto quanto vuole, scatenando una concorrenza al ribasso che ha ottenuto come unico risultato lo sfaldamento del nucleo familiare del negoziante e dei dipendenti, lontani dalla famiglia 7 giorni su 7. L’effetto sugli incassi è stato praticamente nullo, si sono spalmati gli stessi introiti su 7 giorni. Ma la qualità della loro vita è ulteriormente precipitata.”

L’importante carica dello Stato riprende la proposta di legge avanzata tre anni fa dal Movimento 5 Stelle e approvata dalla Camera, ma bloccata al Senato. Nel documento firmato da Michele Dell’Orco vengono regolati gli “orari di apertura e chiusura degli esercizi commerciali”.

Una proposta che però non piacerebbe al Partito Democratico, secondo Di Maio, lo stesso partito sostenitore delle “liberalizzazioni sfrenate” che hanno portato a un impoverimento generale: “Dovevano essere il volano dell’economia, ci stanno rendendo addirittura più poveri: i livelli di povertà relativa aumentano tra coloro che lavorano (sembra un paradosso) e tra questi ci sono tanti dipendenti dei centri commerciali e degli esercizi commerciali.”

L’intervento di Di Maio si ricollega allo sciopero del famoso outlet di Serravalle dopo l’apertura pasquale, finito in una bolla di sapone a causa della chiusura di pochissimi negozi e della sostituzione del personale assente.