L’Unità, il giornale fondato da Antonio Gramsci il 12 febbraio 1924, compie 90 anni. A celebrare l’anniversario un fascicolo di 96 pagine oggi allegato al giornale. Nell’inserto – curato da Fabio Luppino – riprodotte 90 prime pagine, dai numeri usciti clandestinamente durante il ventennio fascista, fino al titolo sull’elezione del nuovo segretario del Pd Matteo Renzi. Nel mezzo, quasi un secolo di storia, dalla  seconda guerra mondiale, alla primavera di Praga, la guerra del Vietnam, la caduta del muro di Berlino e l’elezione di Barack Obama alla Casa Bianca.

I primi numeri de l’Unità – Quotidiano degli operai e dei contadini – sono stati stampati a Milano, nella prima sede di Via Santa Maria alla Porta, nei pressi di Corso Magenta. Nella lettera al Comitato Esecutivo del Pc d’Italia, che proponeva la fondazione di un giornale, lo stesso Gramsci scrisse “Io propongo come titolo L’Unità, puro e semplice, che avrà un significato per gli operai e avrà un significato generale perché noi dobbiamo dare importanza specialmente alla questione meridionale”. “Dovrà essere un giornale di sinistra, della sinistra operaia rimasta fedele al programma e alla tattica della lotta di classe, che pubblicherà gli atti, le discussioni del nostro partito, come farà possibilmente anche per gli atti e le discussioni degli anarchici, dei repubblicani, dei sindacalisti e dirà il suo giudizio con un tono disinteressato, come se avesse una posizione alla lotta e si ponesse da un punto di vista ‘scientifico”.

A Gramsci serve un quotidiano per il suo partito, visto che Ordine nuovo, Il comunista e Il lavoratore sono stati soppressi alla fine del 1922, con la salita al potere del fascismo. “Credo che sia molto utile e necessario, data la situazione attuale italiana - scrive ancora Gramsci – che il giornale sia compilato in modo da assicurare la sua esistenza legale per il più lungo tempo possibile. Il giornale non dovrà avere alcuna indicazione di partito” ma di fatto, dal 1924, l’Unità, sottotitolato “Quotidiano degli operai e dei contadini” diviene organo ufficiale del Partito Comunista Italiano.

La vita legale del quotidiano è appesa a un filo e dopo numerosi arresti, sequestri ed irruzioni della polizia, nel novembre 1926 il governo ne sospende ufficialmente le pubblicazioni. Da questo momento l’Unità, stampato su carta sottile, di riso, con caratteri piccoli e quasi impercettibili, diventa sinonimo di giornale clandestino. Sono i giovani comunisti alla macchia che ne organizzano la stampa e la diffusione: a Giovanni Grilli, Umberto Ghini e Gino Morelato, presto arrestati, se ne sostituiscono altri, e poi altri ancora: si ricorre a qualsiasi metodo per diffondere il giornale e il 27 agosto 1927, dalla francese sede di Rue d’Austerlitz, esce il primo numero dell’edizione clandestina.

Dal 1934 al 1939 la diffusione subisce poi una battuta d’arresto e diventa man mano meno intensa, ma con lo scoppio della guerra e la lotta nazifascista, il giornale prende nuova vita. Dal 1939 al 1942 viene stampato a Milano da tipografie di fortuna, bersagliate dalla polizia. Verso la fine del conflitto mondiale, escono sempre più edizioni: da quelle “storiche” lombarda e piemontese, ecco quella toscana, emiliana, della Sicilia e della Campania. Il confronto tra queste edizioni è illuminante per dimostrare sia l’ampiezza del movimento operaio nella resistenza, sia l’intensità dei problemi e del dibattito politico interno.

Con l’arrivo degli alleati, dal 6 giugno 1944 riprende a Roma la pubblicazione ufficiale del giornale che esce dalla clandestinità, dopo quasi vent’anni, il 2 gennaio 1945. All’alba del 25 aprile dello stesso anno, nello stabilimento tipografico di via Solferino a Milano, vengono stampate 500 mila copie, tutte vendute e il quotidiano del Pci, a liberazione avvenuta, occupa quattro redazioni e tipografie, in via IV Novembre a Roma, in piazza Cavour a Milano, in corso Valdocco a Torino e in salita Di Negro a Genova. Accanto agli anziani giornalisti, usciti di prigione, un folto gruppo di giovani si dedica al mestiere: il quotidiano punta a una scrittura semplice, chiara e persuasiva. Ha, in poche parole, una funzione educatrice per le masse del Pci. Sulle sue pagine scrivono, negli anni, anche Libero Bigiaretti, Cesare Pavese con la rubrica “Colloqui col compagno”, Italo Calvino con la sua “Gente nel tempo”, Lucio Lombardo Radice, Carlo Mo, Massimo Mila, Natalia Ginzburg, Fausta Cialante, Sibilla Aleramo, Renato Guttuso.

Il 10 ottobre 1990 segna poi una data storica per l’Unità, che ancora una volta cambia, si rinnova: il direttore Massimo D’Alema lascia l’incarico a Renzo Foa, primo direttore giornalista del foglio, e non quindi dirigente di partito. l’Unità cambia così sottotitolo, da “Giornale del Partito Comunista Italiano” a “Giornale fondato da Antonio Gramsci”.

Dal 1992 al 1996 il giornale passa nelle mani di Walter Veltroni, che rilancia il quotidiano offrendo ai lettori una serie di gadget a pagamento in allegato, una novità assoluta nel panorama dei quotidiani italiani: libri, audiocassette, videocassette di film rari e fuori catalogo e la ristampa degli album delle figurine Panini dei calciatori, unitamente ad altre operazioni, contribuiscono a risanare i debiti de l’Unità.

Nel 1997 prende poi il via il processo di “privatizzazione”; le vendite sono in calo e nel gennaio 1999 viene decisa l’immediata chiusura delle redazioni di Bologna e Firenze. Nel giugno del 2000 si scende sotto le cinquantamila copie e il 28 luglio 2000 il quotidiano cessa le pubblicazioni.

Dal 29 luglio al 23 agosto 2000 l’Unità esce solo on-line, ma nel gennaio 2001 un gruppo di imprenditori coordinati da Dalai si organizza come Nuova Iniziativa Editoriale, rileva la storica testata e l’Unità torna in edicola il 28 marzo 2001.

Il 20 maggio 2008 Marialina Marcucci, presidente di Nuova Iniziativa Editoriale, annuncia che la testata è stata acquistata da Renato Soru, allora presidente della Regione Sardegna e patron di Tiscali ed infine il 17 ottobre 2013 Luca Landò, vicedirettore dal 2001 e responsabile dell’edizione web, subenta a Sardo nella direzione del quotidiano.

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