Paradossale la vicenda che interessa i giornalisti coinvolti nel fallimento del quotidiano l‘Unità. Dallo scorso giugno in liquidazione, e cessata ogni attività a partire da agosto, il giornale di proprietà dell’editore Nie, che in tribunale ha presentato 32 milioni di debiti, è coinvolto in più cause per diffamazione per le quali sarebbe costretto a pagare una somma che supera i 400mila euro.

Usualmente le richieste in denaro dovrebbero essere saldata al 90% dall’editore, al 10% dal direttore (che è sempre responsabile di tutti gli articoli) e al 10% dal giornalista che ha firmato il pezzo incriminato, cui non può essere chiesto più di un quinto dello stipendio. Venendo a mancare la società editrice chi deve essere risarcito al termine di una causa civile potrà chiedere la somma stabilita direttamente a giornalisti e direttore, in questo caso Concita De Gregorio, cui è stata pignorata la casa.

I membri della redazione hanno affermato che nessuno dall’ufficio legale si è fatto vivo per informarli della situazione, né sono stati edotti in merito alle cause in corso. Per questo motivo le ingiunzioni e i pignoramenti sono arrivati del tutto inaspettati. A contraddirli ci sarebbe l’avvocato de L’Unità, Giuseppe Macciotta, che ha affermato invece di aver provveduto ad aggiornare costantemente gli interessati.

La De Gregorio però non ci sta e argomenta che se avesse saputo avrebbe potuto produrre una difesa adeguata, cosa che intende fare in sede d’appello. L’ex direttore non è l’unica a subire questo trattamento. Anche a Natalia Lombardo sono stati chiesti 18mila e di conseguenza ha ricevuto l’avviso di pignoramento della casa.

In una conferenza stampa tenutasi presso la Camera dei Deputati gli interessati hanno reclamato contro questi provvedimenti, ritenuti ingiusti e contrari all’elementare diretto della libertà di stampa: “Concita De Gregorio e altri giornalisti de L’Unità stanno pagando anche il conto dell’editore e questo non è giusto. Non solo, questa situazione rischia di minare profondamente la libertà di stampa nel nostro Paese perché nulla esclude che possa verificarsi in futuro anche in altri giornali”.