La notizia che Roberta Lombardi (foto by InfoPhoto), neocapogruppo alla Camera del Movimento Cinque Stelle, sia recentemente scivolata su una buccia di banana a forma di manganello - la solita storia del “lato buono del fascismo”, suvvia, chi non l’ha mai sentita – ha già fatto il giro della penisola, guadagnandosi i commenti dei principali quotidiani nazionali (vi raccomando un Gramellini al cianuro), nonché quelli decisamente meno infiocchettati dei vari tribunali del web. A furia di strizzare l’occhio all’estrema destra, insomma, la trave si è infilzata in profondità e rischia di infiammare il nervo.

E dire che i Fo, padrini eccellenti del M5S ma fieramente antifascisti, avevano messo in guardia l’amico Beppe dallo sculettare davanti a CasaPound e compagnia marciante. Solo un paio di mesi fa, il Fatto Quotidiano aveva dato spazio a una lettera aperta di Jacopo Fo a Beppe Grillo, con la quale il figlio del premio Nobel si scansava inorridito da qualunque potenziale accostamento del MoVimento che lui stesso ha contribuito a formare alle posizioni verminose di fascisti e affini. “Questa storia che se un fascista condivide il programma del M5S e non ha pendenze penali può aderire e addirittura candidarsi, scusami, non la digerisco proprio. Va Bene il superamento delle ideologie e dell’odio, ma io ce l’ho sempre in testa una linea morale invalicabile. Mi dispiace, Beppe, che per te non esista”.

Piaccia o non piaccia, l’apologia di fascismo in questo paese è un reato, previsto dalla legge n. 645 del 20 giugno 1952; e, piaccia o non piaccia, un reato è tale indipendentemente dall’individuo che lo ha commesso. Che si chiami Marcello Dell’Utri, Daniela Santanché, Ignazio La Russa o Silvio Berlusconi. O, appunto, Roberta Lombardi. Secondo il regolamento interno del M5S, i capigruppo devono ruotare ogni tre mesi: forse è il caso che gli elettori del M5S, che certamente sono in gran parte ostili a qualunque vicinanza del Movimento al fasciorevisionismo, pretendano a gran voce che la 39enne romana si faccia da parte immediatamente, magari con scuse pubbliche. La “linea di morale invalicabile” con la vecchia politica deve partire anche da queste cose, no?

Pare di no. Al momento, dalla Lombardi sono arrivate solo generiche accuse di “strumentalizzazioni” giornalistiche. Mi ricorda qualcosa, ma non so bene cosa.