Dopo le polemiche avanzate dal resto delle forze politiche finalmente la dirigenza M5S ha deciso di prendere di petto la questione delle firme false per cui sono indagate 13 persone.

È arrivata infatti nelle ultime ore la sospensione per Riccardo Nuti, Claudia Mannino, Giulia Di Vita e Samantha Busalacchi, rispettivamente tre deputati a un attivista, coinvolti in prima persona nello scandalo degli autografi contraffatti durante le amministrative del 2012.

I quattro soggetti del provvedimento sarebbero stati consapevoli di essere indagati dalla procura di Palermo, ma avevano ignorato le norme del Movimento e le richieste esplicite dei vertici, preferendo continuare a mantenere una posizione ambigua.

La decisione presa dal nuovo collegio dei probiviri 5 Stelle, formato da Paola Carinelli, Nunzia Catalfo, Riccardo Fraccaro, ha dunque disposto l’allontanamento provvisorio dei quattro, anche in virtù della loro mancata collaborazione con gli inquirenti e il rifiuto di produrre un campione calligrafico da confrontare con i documenti artefatti.

L’estrema ratio ha fatto seguito alla richiesta di Beppe Grillo, che aggiornato sullo svolgimento dell’inchiesta aveva imposto una decisione chiara ai membri dell’M5S: “Chiediamo a tutti gli indagati nell’inchiesta di Palermo di sospendersi immediatamente dal Movimento 5 Stelle non appena verranno a conoscenza dell’indagine nei loro confronti a tutela dell’immagine del Movimento e di tutti i suoi iscritti”.

All’appello si era opposta prima l’attesa dell’avviso di garanzia e poi la professione di innocenza, nonostante l’esplicito regolamento noto a tutti.

Ora la sospensione provvisoria, mentre per la possibile espulsione definitiva si dovranno attendere le conclusioni ufficiali dell’inchiesta, come attestato dallo stesso consiglio dei probiviri: “Ogni valutazione definitiva sull’eventuale addebito disciplinare sarà effettuata nella piena cognizione di tutti i fatti rilevanti di cui al presente procedimento, anche all’esito delle valutazioni svolte dall’autorità giudiziaria e nel contraddittorio con gli interessati”. Solo il collegio d’appello, formato da altri membri del Movimento, potrebbe salvare i quattro, con l’incognita della grazia di Beppe Grillo quale ultima soluzione straordinaria.